CINTIA. Anzi, chi veramente ama fa cosí.

ERASTO. Chi ama procura l'amor della sua amata, non le procura biasmo o disonore.

CINTIA. Era mia moglie, non l'ho machinato contra l'onore.

ERASTO. Il matrimonio non è valido, perché non è contratto con colui col quale ella aveva l'animo; e se voi non foste cosí occecato dalla passione, un tal fatto lo reprenderesti in un altro. Né so come non vi morde la conscienza, che val piú di mille testimoni e accusatori.

CINTIA. Che ho fatto altro di male che rubbar le dolcezze altrui?

ERASTO. Ma che dolcezze eran le vostre di goder quel corpo di cui l'animo non concorreva col piacere con voi? godevate un cadavero.

CINTIA. Vuol la ragione che chi è amato ami, se non vuol essere ingannato.

ERASTO. Nello amore non bisogna assegnar ragioni, perché è libero.

CINTIA. Voi dunque perché ne assegnate tante contro di me? Avete il torto a star cosí sul rigor del primo decreto: m'avete cosí inacerbite le piaghe dell'anima che me ne sento morire.

ERASTO. Seguite. Par che non abbiate parola: che mutazione è questa? voi mi parete mezo morto!