ERASTO. (Ha risposto che son suo «padrone». O Cintio mio galante, o
Cintio mio realissimo amico!).
CINTIA. Le vo' chieder __una grazia__,…
AMASIO. Che mi comanda?
ERASTO. (Le chiede «una grazia»: certo le dirá che venghi a giacer meco questa notte).
CINTIA…. la qual perché sète __solita__ concedermi altre volte, mi prometto tanto del suo favore che so non mi mancherete:…
AMASIO. Dite via, presto.
CINTIA…. che mi prestiate le vostre vesti, ché vogliam recitare una comedia; e mi servono __dalle due ore di notte insino all'alba__….
ERASTO. (L'ha dimandato «una grazia solita». E poi non so che ha detto, ché non l'ho potuto intender bene; ma ará detto che venghi «alle due ore di notte insin all'alba»).
CINTIA…. E se volete venir in casa nostra a vederla, ci onorarete con la vostra presenza.
AMASIO. Se volete questa será al vostro comando, __né bisogna me ne abbiate obligo alcuno, ché ho piú a caro servirlo che voi, o esser servito__; del venir a veder recitar la comedia non posso prometterlo, ché tra noi donne vogliam far maschere questa sera.