ERASTO. (O vita mia, quanto ce l'ha concesso liberamente! Ma non so che altra cosa ha detto piú bassamente. O Cintio mio caro, e con quanto bel modo ne la priega! Dove sei, o Dulone, ché l'ascoltassi, ché conosceresti Cintio quanto fusse lealissimo amico?).

CINTIA…. E questo per un effetto importantissimo:…

AMASIO. Io non vi ho inteso. Accostatevi un altro poco: dove sète?

CINTIA. Dove __era sto__.—… dico, per un effetto importantissimo.

ERASTO. (Ha nominato «Erasto», e dice: «per un effetto importantissimo»).

AMASIO. (Giá Lidia compar su la fenestra—oh, mia ventura!—e la balia le sta a lato: certo ne aiuterá al bisogno).—Signor Cintio, una __vostra umilissima serva ancora vi supplica d'un favore__.

LIDIA. (Certo adesso le deve ragionar de' fatti miei).

CINTIA. Chi è «questa umilissima mia serva»? quella corteggiana dell'altro giorno di cui mi ragionaste?

AMASIO. Il malanno che __Dio li dia! è la vostra umilissima serva
Amasia__.

CINTIA. __Costei è degnissima mia padrona__.