ERASTO. Capitan, va' via, non tôr briga dove non hai a far nulla.

CAPITANO. Come nulla? i fatti d'Amasia m'importano molto.

ERASTO. Traditore, me l'hai fatta scampar di mano: mal per te, bestiaccia!—Dulone, vedilo tu?

DULONE. Io non vedo niuno: egli è sparito come una nebbia.—Ma fermatevi, dove andate?

ERASTO. Orsú, me la pagherai davero!

DULONE. Padrone, io son chiaro di quanto dubitava: mentre voi sète stato in casa di Cintio, egli, uscendo dalla casa di Amasio, è stato in casa vostra, ha ragionato un pezzo con Lidia dalla finestra. Al fin calò a lui; l'ha usata violenza e fattala sua donna.

ERASTO. Dovevi star imbriaco, però ti pareva di veder questo.

DULONE. Ben sta: in pago del ruffianesimo che v'ha usato, v'ha dato un bel paio di corna.

ERASTO. Dovevi star in estasi.

DULONE. È possibil, padrone, ch'egli cosí volentieri vi fa credere il falso, ed io non basta a farvi vedere il vero?