ERASTO. Entra e serra l'uscio.
CAPITANO. (Giá egli è entrato e serrato l'uscio. Vo' sfidarlo e provocarlo, cosí provederò all'onor mio). Tic, toc.
ERASTO. Chi è lá?
CAPITANO. È il capitano qui, per mantenerti che ha fatto molto bene a tôrti di mano Amasia la sua innamorata e fattoti restar con le man vote e come un asino.
ERASTO. Dove è questo furfante bestione, dove sei, dove sei gito? stimo che sei fuggito dal mondo: misero te se t'incontro!
DULONE. Entriamo, padrone, ché egli se n'è scampato.
ERASTO. Entriamo. CAPITANO. Ti sei rinserrato e inchiavato, timido coniglio! hai paura di me, ah? Perché tanta bravura quando sei solo, e come ti vedi incontro me, t'incaverni e te imbuchi come un granchio? Io furfante bestione? menti per la gola: ecco son qui per mantenertelo.
ERASTO. Capitano, se verrò fuori, sará mal per te; vattene con tutti i tuoi diavoli!
CAPITANO. Vien fuori, vien fuori dalla tua tana! romperò l'uscio a tuo malgrado e con una schieggia di quello ti darò mille legnate.
ERASTO. Ah, traditor villano, questo a me? dove sei, dove ti sei appiattato, codardaccio? deh, se ti ritrovo, farò che il piú grosso pezzo di te sia l'orecchia!