GERASTO. Gerasto di Guardati ti ha detto che ha una sua figlia con una fistola dinanzi, ed egli un'altra di dietro?
NARTICOFORO. Certissimo, quello che ascolti.
GERASTO. Come sta fatto questo Gerasto che tu dici?
NARTICOFORO. Gracilescente, col collo obtorto, con oculi prominenti, strabbi e di color fosco.
GERASTO. Dio me ne guardi che Gerasto fusse cosí fatto! Tu mi hai dipinto un appiccato. Gerasto è tutto di contrarie fattezze: che è grasso, collo corto, naso schiacciato, colorito; e per non tenerti a tedio, io son Gerasto di Guardati. Né mai viddi te se non adesso: né ebbi io fistola dietro mai, né mia figlia innanzi, se non quella che ci ha fatto la natura istessa; e se lo luogo di mia figlia fusse men onesto, or la snuderei; e se io non stessi nella strada publica, or ora mi slacciarei le calze e te lo mostrarei in prospettiva, accioché con gli occhi tuoi vedessi il tutto. Né io ho nipote né trinepote che possa pormi legge: e tutto è mentita quanto hai detto.
NARTICOFORO. Ho detto il vero, piú vero di quel vero che tu dici.
GERASTO. È ben vero che ho promesso a Narticoforo romano, onoratissimo uomo, dar mia figlia Cleria per moglie a Cintio suo figlio, e a lui sta a menarsela in Roma quando gli piace; e tu devi esser di cattiva lingua.
NARTICOFORO. Poco anzi con encomi egregi onorasti Narticoforo ludimagistro, e or ricanti la palinodia chiamandolo semifatuo e mentitore.
GERASTO. Ho lodato Narticoforo; ho detto mal di te.
NARTICOFORO. Ego sum Narticoforus «fama super aethera notus».