NARTICOFORO. Oimè, che fetulenzia, che cloaca è questa!

MORFEO. Ti giuro…

NARTICOFORO. Non giurare a chi non crede al tuo giuramento. Parteti di qua; se non, mi partirò io.

GERASTO. Entra, Cintio mio caro. Ecco, hai pur visto esser vero quanto ti ho detto.

NARTICOFORO. Mio figlio non è cosí fatto: è un Adone, un Ganimede, immo centies piú bello dell'uno e dell'altro. Questi è un deforme Tersite. Proh Iuppiter, questa Napoli deve essere qualche terra incantata, dove gli uomini diventano altri di quel che sono; onde son ancipite come si trovano qui uomini che non solo mentiscono chi sono, ma s'usurpano i nomi e le condizioni d'altri.

GERASTO. Ed è possibile che in Roma si trovino uomini cosí ignoranti e di sí fatta condizione che non si voglino persuadere che altri non sieno quelli che sono, e or si vogliono far conoscere per quelli che non sono?

NARTICOFORO. Non fu inteso mai il piú insigne mendacio in questa machina mundiale!

GERASTO. Perché sei incredulo?

NARTICOFORO. Anzi, tu bugiardo?

GERASTO. Questa tua barba bianca m'ave ingannato.