SANTINA. S'egli ha rotto le leggi del matrimonio, non l'ho rotte io né le romperò finché viva. Egli lo meritarebbe certo; ma io vo' mirar me non lui. Una donna deve far conto del suo onore.
NEPITA. L'onor non è bianco né rosso, che si possa vedere: l'onore sta nell'opinion degli uomini, però bisogna farlo secreto. È meglio esser tenuta bona e non esserci, ch'esser contaminata senza effetto.
SANTINA. Tu desii la morte a me. Vo' che paghi questo cattivo desiderio con l'ossa tue. Ecco la casa terrena. Sta serrata a pèstio, la spezzerò a calci: l'ira mi prestará forza.
NEPITA. Per iscampar da questo cattivo influsso, tuo marito deveria far come quello animale che si strappa i suoi genitali e gli butta a' cacciatori per salvar la sua persona, ché è ricercato sol per quelli. Ma io ti dico, padrona, ch'egli andrá per la decima e ci lascierá lo sacco.
SANTINA. Che vuoi dir per questo?
NEPITA. Io ben m'intendo.
SANTINA. La porta s'apre: eccolo venir fuora tutto rosso, la serra dentro di piú. Mira come sta stracco e affaticato.
NEPITA. Ascoltiamo di grazia, padrona, che dice. Giá non vi può scappare, che non facciate le vostre vendette.