SANTINA. Tu, vecchio fradicio….

GERASTO. So che vuoi dire: traditore, infame, manigoldo, e pur ancora. Hai ragione! Ascolta, che d'oggi innanzi cessaranno le discordie fra noi mentre vivremo. Ascolta, moglie mia cara….

SANTINA. Che mia? or son tua moglie cara; poco innanzi era strega, macra, puzzolente: tu non arai a far piú meco.

GERASTO. Io non dico questo, che tu abbi a distorti dal tuo proponimento; ma ascolta, e poi inteso il tutto, fammi castrare, ch'io starò piú paziente d'un agnello; e se non basti tu sola, chiama i parenti, gli amici, i vicini e Nepita ancora, ch'io perdono a tutti.

NEPITA. Padrona, di grazia, ascoltate, ché certo sará altro di quel che pensate.

SANTINA. Ragiona presto, finiamola: ti vo' dar questa sodisfazione prima che facci la festa di fatti tuoi.

GERASTO. Sappi per certo, moglie mia cara, ch'io son stato innamorato di Fioretta, e per dirtelo chiaro, arei pagato la robba, i figli e la vita, per godermi una volta lei,…

SANTINA. Lo so meglio di te, non bisognaria che lo dicessi a me.

GERASTO…. e v'ho fatto mille tradimenti per averle le mani adosso….

SANTINA. Ma poco ti ha valuto.