GERASTO…. Oggi vedendo l'occasione che la casa andava sozzopra, la feci prender da certi amici e la feci condurre in questa camera terrena oscura, e io mi serrai con lei. Ella stava dubbiosa e timida, come la volessi uccidere; e io con le piú dolci parole che sapeva, dicea:—Dolce Fioretta mia, cara mia moglieretta, core, vita, occhi!…

SANTINA. Mira il furfante con quanto sapor lo dice!

GERASTO…. L'abbraccio e mi sento pungere il mustaccio, come fusse uomo. Alfin le stava inginocchiato denanzi; ella tira a sé i piedi e mi da una coppia di calci sul petto e mi fa cascar supino in terra, che mancò poco non mi scavezzassi il collo….

SANTINA. Sia maladetto quel «poco»!

GERASTO…. Pur facendo animo a me stesso, innamorato e pesto, come meglio posso, dicendo che calci di stallone non fanno male a giumenta, con maggior rabbia e ardore torno alla battaglia….

SANTINA. Mira come me lo dice onestamente! Taci, taci, vecchiaccio senza vergogna! parti cosa onorevole ragionar di queste sporchezze?

GERASTO…. Ascolta, di grazia….

SANTINA. Non vo' ascoltare, so che vuoi dire.

GERASTO…. Anzi men sai che voglio dire, né imaginartelo puoi giamai….

SANTINA. Forse il giardinetto cominciava a spuntar fuori l'erbe piccine?