PANURGO. Cosí si facci.
GERASTO. La mia casa sará commune a tutti; se ben non posso onorarvi come si conviene, supplisca dal mio canto l'affezione. Narticoforo, mandáti a chiamar Cintio.
NARTICOFORO. Olá, togli questa crumèna, paga l'oste, che ti dii le valiggie, e mena teco Cintio in questa casa.
PANURGO. Vi chieggio una grazia, Gerasto, che possa baciar mio figlio, gli dia questa allegrezza e non lo facci piú disperare.
GERASTO. Eccovi la chiave; quella è la stanza terrena.
APOLLIONE. Entriamo.
SCENA IX.
PANURGO, ESSANDRO, MORFEO.
PANURGO. Essandro, padron mio caro, come state?
ESSANDRO. Accompagnato da una amarissima compagnia di pensieri.