PANURGO. E tu conoscesti la veritá mai?
MORFEO. L'ho inteso nominar cosí cosí; ma fu sempre mia capitalissima inimica.
PANURGO. La cagione?
MORFEO. Non ho mai doglia di testa se non quando son forzato dirne alcuna. E chi volesse a mezzo gennaio farmi sudar di sudor delta morte, sforzimi a dire alcuna veritá. Né pensar che cosí sia io: cosí fu mio avo, bisavo, trisavo, ventavo e settantavo.
PANURGO. Orsú, ho trovato il bisogno. Conosci tu Gerasto medico, un certo uomo da bene?
MORFEO. Io non conosco niuno uomo da bene. Che ho a far io con loro? io non prattico se non con ribaldi, perché mi danno da mangiare. Ma perché non andiamo a tavola e diamo una batteria a quel tuo apparecchio?
PANURGO. È troppo mattino.
MORFEO. Anzi mangiando presto la mattina, ogni cosa ti riesce a proposito quel giorno. Vuoi che vada a toccarli il polso, se avesse la febre?
PANURGO. La febre la devi aver tu nella gola per divorartelo; ma tu non assaggierai boccone se non prometti servirmi, anzi dopo servito.
MORFEO. Ti servirò a quel che tu vuoi, e ti loderai dell'opra mia.