NEPITA. E ti par dunque ch'or sia vecchia?
ESSANDRO. Mi par, no; lo tengo per certo, sí.
NEPITA. Dunque hai per certo che sia vecchia?
ESSANDRO. Tu stessa il dici.
NEPITA. Menti per la gola: odoro piú io morta che tu non puzzi viva, e a tuo dispetto son piú aggraziata di te.
ESSANDRO. Io non son bella né mi curo d'esserci, e mi contento come mi fece Iddio.
NEPITA. Se tu ti contentassi come ti fece Dio, non consumaresti tutto il giorno ad incalcinarti la faccia e a dipingerlati di magra, e col vetro o col fil torto trarti i peli del mustaccio. Or puossi dir peggio che femina barbuta? Poi hai una voce rauca, che par ch'abbi gridato alle cornacchie. Sfacciata che sei!
ESSANDRO. Questa arte m'hai tu forzata a farla, e non devresti ingiuriarmi di cosa di che tu sei stata cagione.
NEPITA. Mira con quanta superbia mi favella e mi viene con le dita sugli occhi ancora! Pensi che sia alcuna ricolta dal fango e non si sappi donde mi sia, come tu sei?
ESSANDRO. Nepita, tu hai altro con me e mi vai cosí aggirando il capo.