PELAMATTI. Non io.
PANURGO. Come dunque non ti ho ciera di Facio? Ma mirami bene, questa mia ciera non è tanto buona che ne potresti far candele?
MORFEO. (Si da vero, céra proprio da esser bruggiata!)
PELAMATTI. La céra mi par cattiva e il mele deve essere assai peggiore, perché mi hai ciera di un gran ribaldo. Poiché sete venuto adesso da mastro Rampino, ditemi, dove sta sua bottega?
MORFEO. (Oimè, siamo incappati, ché non la sappiamo).
PANURGO. Te lo dirò. Búttati giú per questa strada, e come sei a quel cantone che ti dá in faccia, torci il collo a man dritta; e quando sbocchi in quei cessi e lordure, cala giú finché darai di petto in un uscio: poi rovescia gli occhi su, ché vedrai l'insegna della fistola: il vicolo si dice del Maltivegna, incontro la casa di Perotto Malanno.
PELAMATTI. A te oh come starebbe bene questa casa!
PANURGO. Anzi a te starebbono buoni questi duo luoghi, accioché quando l'uno ti fosse venuto a noia, mutassi nell'altro fresco e senza pagar pigione.
MORFEO. (Con questa burla ha saltato il fosso, il poltrone).
PELAMATTI. Poiché aspettavate me, come mi chiamo?