GERASTO. In tanti anni che ho essercitato la medicina, non ho visto tal caso.
PANURGO. Il peggio è ch'è prerupto nelle parti inferne, gli è calata giú un'ernia intestinale, che non solo vi sono caduti dentro gli intestini, ma gli precordi ancora; onde l'ha fatto inabile ancora a poter fungere il munere uxorio.
MORFEO. A me è slongata cogli… cogli… cogli altri membri la borsa, e vi è dentro caduto il ca… ca… camino di urinare; onde non posso piú fu… fu… fuggire la morte.
PANURGO. Anzi l'ascosto è peggior del patente; ch'una certa egritudine, detta «lupa», gli ha devorato tutto il ventre, e in molti luoghi si veggono l'ossa denudate.
GERASTO. Mò che cosa vedo! Come l'avete voi condotto?
PANURGO. In un grabátulo, in vinti giorni; e da che vi si puose dentro, non l'abbiamo cavato se non adesso; e se gli si aggrava qui alcuno accidente, exalará l'anima. Onde exoptarei che decumbesse in un lettulo e vi si riposasse paulisper, e li facessimo qualche rimedio; e domane all'alba ambulassimo patriam versus.
GERASTO. Io gli ordinarò or ora un serviggiale, e per oggi gli faremo far dieta, che gli sará utile, che per domani stará meglio.
MORFEO. Padre ca… ca……aro, quella lupa che mi ha roso la ca… ca… carne, mi è rimasta in corpo, e mi dá tanta fame che non vorrei far altro che ma… mangiare e ca… ca… caminare.
GERASTO. Voi dovete esser molto stracco del viaggio.
PANURGO. Io ho avuto una bestia sotto che pareva un Pegaseo, un Bellerofonte, ma poi quadrupedando e cespitando non si poteva movere: dalli, dalli tutto il giorno, talché per poter compir il mio viaggio son stato sforzato smontare a terra e menarmela a mano come un figliuolo.