NARTICOFORO. Amboduo la penitenza, perché vapulando e verberando ne straccheremo.
GRANCHIO. Che colpa ci ho a questo, io?
NARTICOFORO. Non dico te, ma quello uomo nefario che sará stato áuso usurparsi il nome onorato di un tanto maestro, e luerá la pena della usurpata giurisdizione.
GRANCHIO. Ed io se trovo qualche altro Granchio che dichi che sia me, farò le mie vendette, e massime se si arà mangiato la parte mia. Ma ecco questa è la casa.
NARTICOFORO. Tocca l'ostio.
GRANCHIO. L'ho toccato.
NARTICOFORO. Quando il furore m'ave invaso la mente e sono divenuto furibondo, non scherzare. Battila, ti dico.
GRANCHIO. Che colpa ci ha la porta? avete la còlera contro coloro e la volete sfogare sovra la porta?
NARTICOFORO. Se mi muovi la stizza, sarai lo primo a pentirti di questi futili vanilòqui.
GRANCHIO. O che avessi un che la mi tenesse su le spalle, ché gli vorrei dar un cavallo.