NARTICOFORO. Taci, che s'apre da se stessa.

GRANCHIO. Oh, come ha fatto bene a sé in non farsi battere e a me questa fatica di batterla, ché giá m'aveva sputato su le mani e stretto il pugno per gastigarla; e ne vien fuori una fantesca.

NARTICOFORO. Ipsa est ipse ego, ipse tu ipsa illa.

SCENA VIII.

NEPITA, GRANCHIO, NARTICOFORO.

NEPITA. (Il rumor che fanno questi dinanzi la porta, m'ha fatto lasciar di burattar la farina. Ma chi è questo barbassoro di qua?).

NARTICOFORO. (Granchio, percontala, dimandala un poco).

GRANCHIO. O bella giovane e da bene,…

NEPITA. Sei ben un tristo tu.

GRANCHIO…. di grazia, volgetevi a noi. Prima risponde con i calci che con la lingua: certo deve esser di razza di mulo.