NARTICOFORO. Questo «che che» è un «cacephaton», una cacofonia; ma dite piú ornatamente:—Che conclusione caverò io di questo?—L'altre parole sono superflue….

NEPITA. Parlate onesto, se pur vi piace, che vi devreste vergognare.

NARTICOFORO. In che ho peccato?…

NEPITA. Andate in bordello, vi dico, e innanzi quelle donne ragionate di questo.

GRANCHIO. Certo, queste parole l'hanno guasto lo stomaco.

NEPITA. Certo, che dovete essere un bel pappalasagni.

NARTICOFORO. Questo vocabulo «pappalasagni» non l'ho osservato né in Spicilegio né in Cornucopia né in Calepino. Granchio, tu che sai di zergo e di furbesco, dimmi, che vuol dire?

GRANCHIO. Che sète un grandissimo letterato!

NARTICOFORO. (Deve esser donna di gran spirito, conosce alla ciera i valenti uomini). Diteme se Gerasto fusse in casa.

NEPITA. Non v'è; né se vi fusse, potrebbe venir a voi, perché ha in casa certi forastieri romani.