NARTICOFORO. Dammi udienza, di grazia.
NEPITA. Eccovela.
NARTICOFORO. Ah, pedissequa, ancillula, scortulo, meretricula, che m'hai ottenebrati gli oculi con questa tua farina. Proh Iupiter, che l'avesse nelle mani per dilaniarla in mille frustuli!
GRANCHIO. Ecco, trovate vere le mie parole. Quanto era meglio credere e non voler provare. Ella è dentro, e noi, come quelli che non entrano mai, siamo restati fuora.
NARTICOFORO. Il canchero che ti mangi! abi in malam crucem! Costei deve essere qualche fantesca ignorante: che sa dei fatti del padrone?
GRANCHIO. Fate quanto volete, troverete vere le mie parole.
NARTICOFORO. Lasciami confabular con Gerasto, cosí vedremo chi arà ragione. Batti le valve con veemenzia, che scappino dalle fibie e contignazioni.
GRANCHIO. E pur volete battere le porte: avete la rabbia con i padroni e la volete sfogar con le porte.
NARTICOFORO. Se mi fai irascere, batterò te per lei.
GRANCHIO. Ecco s'apre di nuovo. O iudiciosa porta, quanto devi esser savia, poiché come stai per esser battuta, t'apri da te stessa.