SCENA IX.
PANURGO, NARTICOFORO, GRANCHIO.
PANURGO. O amico colendissimo, ben venghi il mio Narticoforo romano!
NARTICOFORO. O Geraste, patronorum patronissime, dii deaeque omnes te sospitent et salvum faciant, ben trovato per una miriade di volte!
GRANCHIO. (Costoro si conoscono: la cosa non va buona per me).
PANURGO. Dove è Cintio vostro figliuolo?
NARTICOFORO. Nel diversorio, ché per non essere assueto a viaggi, recumbe nel pulvinare; ma verrá quanto ocius. Ma certo, Gerastule, Gerastule lepidule, voi stesso vi lacèssite d'ingiuria, chiamandovi decrepito, che per la Dio mercé non mi parete di quaranta anni.
PANURGO. L'aria di Napoli è cosí sottile che nasconde gli anni alle persone.
NARTICOFORO. Mi scrivevate aver i piedi obsessi da nodose podagre; or veggio che gli avete scarni e delicatuli.
PANURGO. Scherzava cosí con voi, intendeva per le podagre due figlie che aveva da maritare.