EROTICO, ATTILIO, TRINCA.
EROTICO. Attilio mio, che rammarichi son i tuoi? Qual sí grave accidente ti tien l'animo cosí occupato, che t'ha trafigurato il sembiante? Voi tacete? forse non è cosí grave il dolor vostro?
ATTILIO. Tal, che men grave non può trovarsi. La fortuna opra cose impossibili, ma possibili per farmi misero.
EROTICO. Deh, narratemi la cagione.
ATTILIO. Deh, lasciami accompagnato dalla mia miseria, che viva in quella, poiché cosí comanda la mia disgrazia; e non vogliate saperla.
EROTICO. Ditela, ché non è mal senza rimedio.
ATTILIO. Solo al mio male non può trovarsi rimedio. O voi, che con medicine cercate fuggir la morte, venete a scambiarla con la mia vita; ché, quanto piú chiamo la morte per rimedio de' miei mali, ella da me piú s'allontana. Che sia maladetta l'ora che nacqui, maladetto chi mi pose nella cuna, e maladetto chi mi diede il latte che bevei!
EROTICO. Siate, o amico, conforme a voi stesso nella passata vita: che animo debole è il vostro? ingannato piú tosto dal dolore che dalla ragione? Che? s'è scoverto forse, che avete ingannato vostro padre e l'avete tolto i danari?
ATTILIO. Anzi s'è confirmato che non è stato ingannato, e son stati spesi i danari in quello che proprio desiderava.
EROTICO. Forse la vostra Cleria v'è stata tolta da casa, e avete carestia della sua vista?