TEDESCO. Eccomi a vostre piacere.

GIACOMINO. Vien questa gentildonna con la sua balia ad alloggiar nella vostra osteria; vorrei che ti fosse raccomandata come la mia propria vita.

TEDESCO. Cheste stare poche servizie.

GIACOMINO. Poi quando verrá suo padre a dimandarla, dirai che dall'ora che l'ha lasciata in quest'osteria, hanno aspettato tutta la notte senza cena e senza sonno.

TEDESCO. Sue padre esser state cheste notte a mie ostellerie, e mi aver risposto che non stare alogiate in case mie.

GIACOMINO. E questo è quel piacere che ricerco da te, che dichi una bugia per amor mio; e per questo piacere togli questo scudo e, riuscendo bene il negozio, da questo principio conoscerai se saprò remunerar bene il fine.

TEDESCO. De cheste bugie noi avere grande abbondanzie e le vendemo a bon mercato, anzi per nulla. Noi altre tedesche avere gran privilege fare quanto piacere a nui, poi dire che stare imbriache.

CAPPIO. Bisognarebbe, padrone, che fusse bene informato di quel che è passato con l'altro tedesco, acciò le risposte fossero conforme alle domande.

GIACOMINO. Dici bene, però rèstati con queste signore e avvisa di tutto quello che passò nella nostra taberna; e io andrò a trovar un amico che finga Limoforo. Son vostro, anima mia.

ALTILIA. Cor mio, non fate che, lontana dagli occhi, resti sepolta nell'oblivione.