CRICCA. Il piacer che pigliaremo del piacevole scherzo del vignarolo sará la vendetta della sua ignoranza.

LELIO. Or che la fortuna seconda li nostri desidèri, andiam, padre, a dar questa allegrezza ad Artemisia.

GUGLIELMO. Andiamo.

CRICCA. Ma ecco il vignarolo che se ne vien dritto a casa: beffeggiamolo un poco.

LELIO. Lascia far a noi.

SCENA X.

VIGNAROLO, ARMELLINA.

VIGNAROLO. (Questo maladetto Cricca con le sue ragioni m'avea di sorte frastornato il cervello con dire che era il vignarolo e non Guglielmo, che poco men m'avea persuaso; ma io conosco la sua natura maliziosa e furfanta. Allor sarò chiaro della veritá, se sarò ricevuto in casa di Guglielmo per l'istesso o per il vignarolo). S'apre la porta e ne vien fuori Armellina.

ARMELLINA. O Guglielmo, padron caro, sassata al benvenuto!

VIGNAROLO. O Armellina cara, quanto ho desiderato vederti! prego il ciel che vi possa veder con un occhio, se non ho desiderato vederti! Vorrei che mi vedeste il cuore aperto, ché conoscessi quanto t'amo.