GUGLIELMO. Dillo di grazia, ché io ti ho conosciuto sempre per uomo di gran spirito.
CRICCA. Stimo che la vostra venuta quanto riesce a nostro beneficio tanto fa bello il nostro inganno.
GUGLIELMO. Bello inganno è quello che è ordito con disegno e che riesce poi.
CRICCA. Egli pensa certissimo che il vignarolo sia trasformato in voi, e l'ha mandato a casa vostra a far l'effetto. Andarò a dargli la nuova che è stato ricevuto dentro e che vuole darli Artemisia per moglie con sodisfazione di tutti, purché si contentino star alla sua parola. Onde, stimando certo che voi siate il vignarolo, accetterá la offerta; e in presenzia di tutti faremo che giuri; e giurato, potrete dire che sará piú convenevole dar Artemisia ad Eugenio e Sulpicia a Lelio, ché a vecchi decrepiti non convengono mogli di sedici anni.
GUGLIELMO. Oh bel pensiero, veramente molto sottile e astuto!
LELIO. Non potria imaginarsi il piú bel tratto! togliete via ogni tardanza.
CRICCA. Piano; «a chi è impaziente dell'indugio convien precipitare»; ma se vogliamo che l'inganno riesca, non bisogna andar cinguettando che Guglielmo sia tornato. E voi trattenete il vignarolo in casa, ché non lo vegga Pandolfo insin a tanto che non avete fatto i matrimoni. Qui sta la vittoria del fatto; e partiamoci ché non venga e ci veggia ragionar insieme, perché sarebbe un dargli sospetto di qualche trama ordita contra di lui. Io andarò a dargli nuova che il vignarolo è entrato in casa e che Lelio è contento far il volere di suo padre: il che crederá, come cosa che desidera, e verrá agevolmente al giuramento.
LELIO. Come trattenerò io il vignarolo?
CRICCA. Egli verrá certissimo in casa vostra: serratelo in una camera finché le spose sian fatte vostre.
LELIO. Vorrei che mentre l'avrem prigione facciam vendetta del disgusto che ne ha dato.