ALBUMAZAR. Io intanto col mio stromento iscioterico per via d'azimut e almicantarat cercherò felici ponti per voi.
PANDOLFO. Restate in pace!
ALBUMAZAR. Andate: che le stelle vi siano propizie e vi riempiano la casa d'influssi benigni, propizi e fortunati!
SCENA VI.
PANDOLFO, CRICCA.
PANDOLFO. Cricca, in somma l'astrologia è una grande arte: mira come subito in vedermi m'indovinò quanto mi stava nel cuore, e come intese quanto dicevi poco innanzi e lo burlavi e non gli volevi credere. Ecco ne hai patito la penitenza, e tristo te se non lo pregavo per la tua vita.
CRICCA. Veramente non pensava che fosse astrologo da vero: lo stimava qualche razza di furfante, come se ne trovano tanti che si vantano d'esser astrologhi e ingannano la vil plebe.
PANDOLFO. Beato te che sei uscito di periglio, ché a me par che d'ora in ora mi cada il mondo in testa! Per tutto oggi non farò questione. Se alcuno mi dirá:—Sei un furfante,—dirò:—Son un furfante e mezzo.—Che importa quella parola? bisogna vivere e fare li fatti suoi.
CRICCA. Andiancene presto a casa.
PANDOLFO. Vorrei aver un campanil in testa per stare piú sicuro. Oh oh, son morto!