ALBUMAZAR. Quali? che asino! Tu, Arpione, con quel braccio contrafatto toglili. Tu, Gramigna, trova Bevilona, quella puttana scaltrita: che si finga una gentildonna innamorata di Guglielmo; lo chiami a mangiare e a solazzarsi con lei; e ciò per fargli credere che sia quel Guglielmo. E fatelo star allegro e trattenetelo per due ore.

RONCA. Perché due ore?

ALBUMAZAR. Tra queste due ore tu, Gramigna, porta le robbe al Molo, piglia una fregata e caricala di tutte le robbe. Poi, va' al Cerriglio e fa' apparecchiar questi animali bene e questi liquori preziosi; porta la Bevilona all'osteria, ché, dopo alzati ben i fiaschi, possiamo godere il trionfo delle nostre furbarie. Poi, di notte imbarcaremoci per Roma con tutto il bottino.

RONCA. Tu dove vai?

ALBUMAZAR. A tosare un'altra pecora che vuol fissar l'argento vivo con sughi di erbe: accrescerá il numero de' burlati e il nostro bottino.

GRAMIGNA. Cosí faremo.

ALBUMAZAR. Usate le barbe adulterine, impiastri ed altri linguaggi, ché non siate conosciuti per quelli istessi. Ma non vorrei che mentre attendo all'utile commune di un altro guadagno, che mangiaste senza me e mi rubbasti la parte mia, giaché sète ladri senza vergogna, senza legge e senza fede, che arrobbaresti voi stessi quando non avesti altri a chi rubbare.

GRAMIGNA. Sarebbe cosa nuova forse? non ce l'avete insegnato voi?

ALBUMAZAR. Con la misura tua misuri tutti gli altri: «la cosa andará da zingano a giudeo».

GRAMIGNA. Fai ora come or ti avessi a conoscere. Orsú, andiamo.