SCENA IV.
VIGNAROLO, RONCA.
VIGNAROLO. (Oh bella cosa l'essere trasformato in un altro! Io pensava che fosse trasformato tra la carne e la pelle; ma or come sono trasformato di volto cosí ancora mi sento trasformato di cervello. Mi par di esser diventato gentiluomo e smenticato affatto del villano: non mi resta altro di vignarolo che l'appetito e l'essere innamorato di Armellina. Son certo che niuno mi conoscerá, poiché io medesimo non piú conosco me stesso. Oh che cosa mirabile! credo che per ogni buco della mia persona sia un spirito. Vorrei andar a casa di Guglielmo per servir il padrone; ma par che non mi assicuri).
RONCA. Oh, signor Guglielmo, voi siate il bentornato per mille volte!
Quanto tempo è che sète giunto in Napoli?
VIGNAROLO. Voi siate il ben trovato! Or giungo dal viaggio.
RONCA. Vi avemo giá pianto per morto.
VIGNAROLO. Son salvo e al vostro comando.
RONCA. Si ricorda Vostra Signoria, quando mi prestaste dieci ducati, che i birri mi menavano in prigione?
VIGNAROLO. Signor sí, signor sí, me ne ricordo.
RONCA. Quando venni a casa vostra per restituirli, vi venne la nuova del vostro naufragio: e non potendo restituirli a voi, avea constituito conservargli al suo ritorno. Ma poiché sète tornato sano e salvo, eccoli, ché dubito ne abbiate bisogno.