MASTICA. (Questa vecchia sta con gli occhi rossi come avesse pisto cipolle: non so che se l'aggira per lo capo. Certo ará scoverto qualche cosa di Lampridio e n'ha rabbia e dispetto. Oh che tutta la casa fusse a questo modo e che a me solo toccasse una volta empirmi la pancia a mio modo!).
SENNIA. Vien qua presto! che borbotti?
MASTICA. Avertete, padrona, ch'io non ho colpa nessuna nelle cose di vostra figlia, avertete.
SENNIA. L'escusarsi senza bisogno è un manifesto accusarsi. Dimmi un poco: ti par cosa convenevole che tu, nato e allevato in casa mia e sempre ben trattato, m'abbi tradito nel modo che hai tu fatto?
MASTICA. Io traditore? questo non si troverá mai.
SENNIA. Portarmi un prosontuoso dinanzi, con dir che sia mio figlio per farlo adultero di mia figlia!
MASTICA. Oh! che io perda l'appetito per dieci giorni e il gusto del vino se so nulla di ciò che dite.
SENNIA. Lo nieghi ancora?
MASTICA. L'arciniego ancora. Ti giuro per questo stomaco e questa gola come non so nulla di quanto dite.
SENNIA. Dunque non sei stato tu?