SQUADRA. E vo' che entrando in casa diciate, tu, vecchio:—O Sennia, consorte cara, tu sei pur viva?,—e tu, giovane:—O Olimpia, sorella diletta, o madre cara!;—e che vi abbracciate e lasciate cader dagli occhi due lacrimette come per tenerezza, e simili gesti e parole che sogliono farsi a parenti non visti; e bisognando sappiate rispondere a queste cose….
TRASILOGO. Entrati che sarete in casa, vo' che mi diate per isposa Olimpia—quella sua figlia, che tu dirai esser tua sorella e tu tua figlia;—ch'io vi darò tal mancia di questo che non avrete bisogno mentre siete vivi d'andar piú mendicando.
SQUADRA…. E accioché la cosa vada meglio ordinata, arei a caro che consertaste un poco gli atti e le parole, accioché incontrandovi con esse la cosa riesca piú verisimile e naturale.
TRASILOGO. Cominciate su.
SQUADRA. (Come sta attonito!).
TRASILOGO. (Deve pensare come ave a fingere e far il doloroso).
Cominciate di grazia.
SQUADRA. (O Dio, falli cominciar tu).
TEODOSIO. Dunque sei pur viva, o Sennia mia consorte cara!
SQUADRA. Buon principio! riesce bene, piú meglio ch'io non pensava.
TEODOSIO. Io veramente son Teodosio padre di Olimpia, e questo è il vero Eugenio mio vero figliuolo!