EUGENIO. E siamo stati venti anni in man di turchi e abbiamo rotta la prigione e siamo venuti a Napoli per saper se fussero ancor vive.

SQUADRA. Oh oh, come risponde quest'altro a tuono, alle consonanze!

TEODOSIO. O Sennia molto amata, o Sennia poco goduta e molto sospirata!

EUGENIO. O sorella Olimpia, quanta bellezza m'ha raccontato il padre, ch'era in te!

TRASILOGO. (Oh che solenne barro, non si potria far meglio! appena ha inteso il fatto che l'ha subito capito e posto in esecuzione. Non ti dissi io che alla ciera mi sentiva di furbo?).

TEODOSIO. O moglie, o figlia, che v'ho stimate morte, poiché di tante lettere che v'ho inviate per saperne qualche novella, non mai ne abbiamo ricevuta risposta.

SQUADRA. (Piú di quello che gli abbiam detto: ci giongono del loro ancora).

TRASILOGO. (Se fussero nati in Grecia? E il buono è che non bisogna altrimente accomodargli di vesti, ché paiono or ora usciti da una galea).

SQUADRA. Non piú, che dite benissimo.

EUGENIO. Io non posso capir tant'allegrezza e par che venghi meno, ché tutte le preghiere che ho fatto a Dio, son state che doppo aver veduta mia madre e il luogo dove sia nato, morrei sodisfattissimo.