Perchè, subito, incontrate i Seccatori che stanno un gradino più in su, — poi, la Gente-che-sparagna, che tiene da conto; poi, i Poveri Cristi, che han da mangiare quando possono, di fronte alli Epuloni che mangiano quando vogliono; — poi, li Allarmisti, quelli ecclesiastici, quelli politici, que' sanitarii, tutte brave persone piene di scrupoli, di paure, che hanno gambe agilissime, leporine, orecchie all'agguato e tese, conigliesche, pallori, lagrime, diarree, dissenterie marziali, politiche di raccoglimento e di riflessioni... venostiane, dice Carlo Dossi, io vi aggiungo giolitto-tittoniane, per concordar col tempo.

Ed altri giungono sempre in ritardo o troppo presto; i Contrattempisti; eccellono le donne: «la[82] maggior parte delle quali non fa mai nulla a suo tempo, cominciando dai bimbi» «Contrattempista[83] è l'architetto che, a glorificare un avvenimento attuale, innalza un edificio nello stile di dieci secoli fa; (convien forse ricordarne i nomi e con quelli l'illustre e glorioso, ma morto Sacconi?). Contrattempista è il politico, che in mezzo ad un popolo avido di libertà, di progresso, di potenza, stringe paurosamente i freni sciupando la generosità di un corsiero in un lavoro di machina burocratica, contrattempisti, più che tutti, siam noi, scrittori, che ci ostiniamo a presentar libri a una Italia che non sa leggere».

Ma codesti scrittori, ed io sono tra loro, hanno subito imparato ed usano i Vantaggi dell'ineducazione. Tutti ci possono, a loro pesta, gridar contro: «Maleducati, zoticoni, bifolchi!» Essi non potrebbero, con più grato profumo, incensarci. È piacer nostro, è nostra virtù, è nostro vanto, di comparire presso di loro ineducati. Niente Della Casa, niente Baldassar Castiglione, niente Melchiorre Gioja del galateo academico-professionale-aulico-costituzionale; noi non vogliamo mai più sciupare il nostro tempo nelle loro stalle a mangiatola dorata.

Altri si incontrano, per caso e sono li Irreperibili quando debbono pagar di borsa e di persona. Ma, ovunque, li troverete, arrugginite cavallette de' Comitati, locusta divoratrice di Fiere di Beneficenza, con voce reboante, spettacolosa corporatura, insommergibile impudenza sul palcoscenico delle vanità, delle rinomee, delle vuote gonfiature scipite. — O si fan piccoli, miserabili, mendichi per aumentar in fortuna; — o dicono di fare, di lavorare, procurandosi le mostre e le apparenze, politici, letterati, scienziati: e nessuno e nessuna libreria, nessun museo, nessuna esposizione protese le loro opere mai.

I Fannulloni sono i più fortunati. — Teologi, creature diafane e galleggianti, come palloncini nell'aria, sonnambolici per la frequenza colli inquilini di là su; — Metafisici, che abitano in un cielo incontrollabile ed in un sistema planetario di semplice masturbazione, detto filosofico: — Gramatici, che protendono il trionfo della parola sullo spirito: è la Gramatica l'erba, dove in fatti, si sdraiano e brucano i fannulloni, che presi a burla da tutti, entrano a pieni voti nelle academie — il refugium mediocritatis, — e vi finiscono — fortunati noi! — ad addormentarsi: Oratori, trottole parlamentari e forensi, il cui scopo è dir nulla in molte parole, gonfiando ogni argomento col fiato dei loro polmoni, ciarlando e rimovendo forme elefantesche, pachidermi trombettanti a barriti disarmonici colla letteratura conferenziera ed alimentare.

E venga qui la razza dei Matematici calata nella seducentissima Italia, allora fresca, fresca, oggi, pur troppo, con germogli, rampolli e ceppaje inradicate di loro gramigne; i «Matematici[84], uno de' trampoli del dispotismo, odiatori della originalità, sillogistici sragionatori, preceduti da legge senza amore a terrorizzare l'istruzione, a desolarci il buon senso, barbari odierni, mondeghiglia di erudizione».

Insieme a questi interessantissimi ed assomiglianti connotati, Carlo Dossi vi darà pure la Ricetta per farsi illustri; cioè come si giunga dai mediocri, al trionfo. Non distenderà il fresco enorme, mal disegnato e colorito a tintaccie villane e stridule de L'Arriviste di Champsaur, zibaldone romantico-dramatico d'appendice secolina; ma precederà, con nostrana sottigliezza e maliziosa didattica, Henri Chateau, insegnandogli, quasi, i passi migliori del suo Manuel de l'Arriviste, dandogli le norme generali sul modo di vestirsi, di parlare, di porgere, di ammobigliare il proprio appartamento, con speciale riguardo lo studio; il recipe di non perder di vista li odori della cucina e pur di aver occhio alla bandieruola della fortuna. «Sii puttaniere, spilorcio, legalmente birbo in tua casa, — padrone — inviolabile è il domicilio; basta che la facciata stia in regola colla commissione d'ornato. Ti consiglio, per tanto, di pendere più dalle vecchie che dalle nuove idee: mettiti in fronte allo scrittojo qualche ritratto di celebrità, vere anche, ma a patto che siano antiche, o, se contemporanee, a patto che sieno false. Un busto, un medaglione, ad esempio, di un Cantù, o di un Bonghi, farebbe egregiamente al tuo caso. Non temere la spesa. Basta il gesso». Polvere di scagliola e pasticcio di mota rappresa, la fama che si vende dalle gazzette a buon mercato: per Carlo Dossi, per quest'uomo piccolo, sparuto, magro, di poche parole, che difficilmente vi accoglie nella sua casa, acutissimo, che sembra saper tutto, che vede quanto alli altri sfugge, non ebbero che dei sorrisi di commiserazione. Ed egli, che ascoltò il cuore secreto della società, porge la mano esperta al polso de' veri e falsi ammalati; fa loro da medico, d'infermiere, da Giovenale, li sostituisce, degente.

Domanda al Dottor Ferretti «che, dopo avere per tanto tempo e con tanta ostinazione sofferto, per necessità di natura, la parte dell'ammalato», gli sia concesso il diritto di fingere — per breve capriccio d'arte — la parte del medico. Il Dottor Ferretti non è più nella prima giovanezza, ha trentott'anni; è discretamente colto in belle lettere; ha qualche ambizione politica, molto amore per il suo ufficio e per li ammalati in sua cura; la praticaccia del mestiere non gli ha ottuso la sensibilità: è un uomo di mondo ed onesto. Il Dottor Ferretti gli concede la sua persona, il suo stifelius, la cravatta bianca, i guanti gris-perle, il cilindro, l'aspetto elegante e sereno di un procuratore della morte, la tranquillità dello scienziato. Esso rappresenta il medico moderno. Non più i Merlini ed i Sabini, con barbe e zimarre e berrettoni; non più i Grotteschi, che balzano nel Monsieur de Pourceaugnac, colle più acadabranti preteste ed i più stolidi medicamenti; non più il sottile medico di Montesquieu e delle Lettres persanes, farcito de' misteri della cabala e della potenza delle evocative projezioni — ricordiamo le sue tisane purgative, i vomitivi, le sanguettate, i clisteri generosamente inferti di revulsionante e letteraria indicazione —; non più il Medico-categoria, soggetto de' mille epigrammi, da Marziale al Magister Stopinus; non ancora le crudeltà fredde, matematiche e professionali dei Morticoles dell'ultimo Daudet; nè la curiosità scientifica e sanguinaria, l'avarizia sistematica, che dibatte il prezzo, al letto del moribondo del principe chirurgo, emerso dalle pagine aspre e virulenti del Mirbean; nè la lunga satira di dolore, di angoscie e di rassegnazione de' Dottori in Medicina di Carlo Del Balzo; nè il sacrificio compartecipato d'abnegazione del medico-sacerdote di La Force du Mal di Paul Adam.

Non è nè meno il medico-romanziere, della sanguinolenta e clinica autobiografia, il dottor Veressaïef delle: Memorie di un medico; le quali ebbero successo tolstoiano in sulla fine del secolo scorso in Russia rappresentando la dolorosa confessione di una vita di professionista tra il rammarico costatato della impotenza, della menzogna e della sterilità di una medicina di grido e di una chirurgia di fama internazionale impiegate nei casi difficili al letto de' pazienti: non codesta requisitoria contro l'ufficio sociale di una scienza la cui attività si manifesta in progresso sopra un cumulo di cadaveri; prodotto dalla inesperta e pur cocciuta curiosità travagliatrice per scoprire l'origine delle malattie, nelle vivisezioni, sopra li ammalati delli ospedali di pubblica beneficenza. — II Dottor Ferretti non è un mago di scienze miracolose; è un galantuomo professionista, che sa il suo conto, che si tiene al corrente delle ultime scoperte della chimica, delle ultime applicazioni elettriche, che già fa caso della chinesiterapia della laringojatria, dei microbi, de' bacilli, della igiene preventiva; egli non ha più in bocca l'Ipepaquana[85] o il Sal de duobus non è chi vende la salute e li sforzi per non lasciar morire, come dice Raiberti; è chi sa, «come il volgo sia[86] sempre disposto a rinnegar la Medicina» e con ciò opera, senza illusione ed ancora con amore, il suo ministero.

Il Dottor Ferretti piacevoleggia; ha lo stile di Carlo Dossi, la pratica clinica di Giovanni Raiberti, il suo determinismo portiano: