«Gh'è[87] l'Omiopatia;
Gh'è l'Idro-glacio-sudo-terapia;
Gh'è i dottor dessedaa, stradessedaa,
Che guarissen qualunque malattia
Con i rispost di donn indormentaa».
Perchè questi nostri[88] «dottorini senza gravità, nè velluto alle unghie, abbigliati con gusto e ben pettinati, che fumano sigari e usano di occhialetto, che dottamente annojano poco, ma chiacchierano anche di capellini, che spesso sanno sonare delle polche e dei valsi, e, all'occorenza, ballarli», — questi eleganti cavalieri della farmacopea, del bistury e del forcipe, non hanno abolito l'erudita ciarlataneria, l'uomo essendo tuttora qual'era nelli eroici tempi: «dagli abiti in[89] fuori quel desso». Questione di livrea, di soppanno, di lavorini ricamati con arme differente, con colori opposti; Carlyle ce l'ha da tempo insegnato col suo Sartor resartus.
Il Dottar Ferretti regala a Carlo Dossi penna, carta, calamajo ed inchiostro molto nero, impresta la sua esperienza; l'altro se ne valga. — La penna corre, l'inchiostro tinge, afferma, inchioda in berlina. È tutta una spigliatezza, un ghirigoro liquido e scorrevole di frasi semplici e pungenti; ogni parola ha un aculeo, ogni virgola è un amo immesso a pescare nella coscienza del lettore, un uncino suggestivo; ogni esclamazione un graffio. Malati, malattie, infermieri, eredi che aspettano impazienti l'ultimo nato del parente ricco, che li ha diseredati; medicastri che ritengono la laurea in medicina come una licenza di caccia; delitti sordidi, crudeli, nascosti, appiattati sotto la lustra del titolo nobiliare; la gola, la lussuria, la sciocchezza, la paura; dilettanti ammalati e dilettanti isteriche; Putifarre de' proprii medici curanti; nevrastenia, cattiveria, ed, ultima perla, invece del veleno in fondo, la riconoscenza d'un brav'uomo: tutto questo rivedono, al passo elegante della chiacchiera saporita, i Ritratti umani, dal calamaio di un medico.
La sua magnifica innocenza ha dei traslati, che, come una luce raccolta acconsente al mormorio caldo della voluttà sussurrata senza adombrare il pudore, così, castamente, persuadono a fare quanto offenderebbe di udire; qui, si barzelletta ad aforismi ed a paradossi, come un conferenziere di bazzecole umanitarie; qui, si riversano, si smascherano le nagioni de' drami, che esplodono sopra la cronaca de' giornali, con meraviglia di tutti; le tare secrete e vergognose, donde provengono li aspetti interessanti, poetici, romantici delle persone per bene ed assai sentimentali. Che più? Il coraggio è sangue in copia. — La bontà? digestione perfetta. — Il rossore? delicatezza di pelle. — Carattere integro, irriconciliabile? mal di fegato. — Poetiche malinconie? semplice gotta! — Dalla cura alla bara il Dottor Ferretti, raddoppiato da Carlo Dossi, ci porta in sulle braccia scientifiche e disinteressate questo corpo, quest'anima; cencio e fiato intermittente, gettandoceli sul tavolo della necroscopia e della vivisezione: «Questa è!» dice. Si riporta alla biologia pura ed alla sua parente, anatomia comparata: «L'anima[90] — mi diceva Gorini — è come il vapore, che, sempre quello, dà effetti diversi, a seconda dei mecanici ordigni mossi da lui: perocchè la stessa anima, entrando in un organismo di tigre, rugge; in uno di augello canta; in uno di uomo pensa; in una di donna ama ». — «Ama?» riflette tutto solo Carlo Dossi, ridivenuto psicologo integrale. «Mente!» Ed ha la visione infernale e meretricia della Palingenesi della sua Desinenza in A.
Certo è, che Carlo Dossi, appunto perchè conobbe in sul tardi la donna di dentro, come troppo presto l'aveva degustata platonicamente, si trovò da queste sue esperienze disgustato e spaventato insieme. Se, per quasi dieci anni, avrà patito una specie di purgatorio-libero più o meno matrimoniale; se, una sua perversamente ingenua amica la N... tenterà di mutargli in odio l'amicizia coll'ottimo Perelli; se, una T... si sarà incaricata di spampanare e portar in trionfo una pseudo-maternità incolpandogliela; se egli avrebbe potuto dire dell'A... paragonandola ai bagni arsenicali di Roncegno, scrivendo ad un amico: «Già mi tuffai in due bagni di arsenico: assuefatto ad un veleno che era il riassunto di tutti l'A..., me la cavai, ma non ne trassi fino ad ora sollievo»[91]: può lambiccare queste sue scoperte e prove provate nel suo libro capitale di lussurie rientrate, di misoginismo e di morale per un'opera, caustica, dissolvente, fuori della consuetudine, personalissima.
Su via, non arrossite; non fatemi i bambinoni maliziosi ed imbambolati, colti sul fatto: non lo negate! Voi avete pur avuto tra le mani questo libro diffamato, lo avete gustato in secreto; avete palpeggiata la sua copertina, che, sotto una fascia rossa colla nera leggenda del titolo, porta le due belle testine di Conconi; e l'una ride giovanilmente graziosa, e l'altra s'attrista precoce, vizza, inviziata, erma bifronte, il libro e la vita. «Scegliete», vi dice ancora l'autore: «Scegli ipocrita lettore,» soggiungo io, «hypocrite lecteur baudelairiano, tu che non hai letto con animo puro Lesbos e Les Metamorphoses du Vampire, ed hai foraggiato, colle mani tremanti, ne' secreti ripostigli di Les Bijoux, cercando il tuo vizio; scegli le pagine di questo volume, su cui tu non sapresti recitare una preghiera alla sincerità, senza di cui non esiste mortale, nè in Arte, nè nella Vita vissuta».