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E non inorridisca, se....
In Arte, tutto ha la sua ragione d'essere — purchè tutto sia al suo posto. Quell'intelligenza che mi si è rivelata così bella... può comprendermi bene». — Comprendono male i barzineggianti, che fan della morale ad uso de' cotonieri e dei caratisti delle fabriche nostrane di automobili. Perciò, qui, Cesare Tronconi può trovare il suo posto; da che, mi pare che questo sia un rosario recitato a tutti i santi senza altare, e destinati alle future basiliche della sincerità.
Per allora, un momentaneo entusiasmo spingeva il Dossi alla popolarità; parve che sorgesse e potesse insistere, nel cielo torbido delle lettere e della critica riconosciuto, il sole meridiano della novella e del romanzo nostrano. Altri, in un impeto di bufera artificiale, vennero, come nubi a distendersi cupe, a velare per poco la faccia d'oro e di luce; poi si dileguarono: ritornò il sole a soggiogare le nebbie.
Comunque tutti i poveri di spirito della pudibonda melensaggine patria e confessionale gridarono allo scandalo ed alla irriverenza. Li ultimi cavalieri di Re Arthus infiordalisati sotto la procura lasciata loro da Tomaseo se me adontarono. Risuscitarono, per l'occasione, li spauracchi più neri del loro arsenale di guerra, a difesa del loro sacratissimo e male odoroso pudore, per difetto di cotidiane ed igieniche abbluzioni alle parti, domandarono per ogni dove, foglie di fico, di platani e di vite; Stecchetti pornografo, Carducci ateo e fuori legge; altrove Swinburne contaminatore di Londra; qui Dossi infamato con quelli. E, nelli insulti verbali, la rugiadosa pastorelleria risuscitò dal Bosco Parrasio, per scolare nelle pie giaculatorie manzoniane, trovando che La Desinenza in A aveva sorpassato Nana. Certo, ha detto più di Zola perchè Dossi è più grande stilista; dove s'arresta la fotografia zoliana, là incomincia l'idealismo dossiano. Il suo timbro risuona in tono ben diverso che non squilli il gong di Nuova Polemica; unico ancora tra i suoi coetanei a dare quella nota di sua esclusiva personalità. Egli ebbe il coraggio di riscrivere il vecchiume misogino di venti secoli di letteratura, eroicamente senza ridirlo saggiandolo al suo tempo, provandone il contenuto colli aspetti che l'epoca sua gli offriva in ispettacolo: aggiunse, alla fisiologia ed alla patologia classica e romantica dell'odio e del disgusto per la femina, la novissima diagnosi delle donne ch'egli seppe e vissero con lui, le fermò, indice di costumi sociali, di un agire singolare. Chi considera La Desinenza in A, come fa del resto il Croce al puro obbiettivo del metodo estetico da lui ereditato da De-Sanctis, si svia. Carlo Dossi non va giudicato, isolato, come categoria, ma deve essere posto a paragone di uomini e di avvenimenti, ragione storica non solo d'arte, circondato dalla sua atmosfera morale e fisica, da cui respirò idee e nutrimento, cui ridiede nerbo ed eccitamento per maggiori volate di bellezza e di sincera applicazione.
Egli può venir imputato, da chi sa molto e non ha oscura nessuna delle letterature europee, d'aver riportato in tempo presente il succo delle pagine argutissime, felicissime, piene di vita del Delicado, spagnuolo, canonico che amò l'Italia, le sue cortigiane, le avventure di passione e di risa e di scherno del nostro rinascimento e diede a noi il più storico simbolo di quella umanità colla Lozana andalusa. Altri potranno obbiettare che La Desinenza in A si appaja in alcuni capitoli in parentela prossima ai Raggionamenti del divino Aretino, ed io pure sarò di questo parere; ma tra Carlo Dossi ed il Messer Pietro intercorrono oltre trecent'anni, ed il la de' Raggionamenti è la dilettazione sessuale soppannata di satira, mentre qui risuona in timbro di riprovazione e protegge le verità contro le menzogne. E poi, che gioverebbe questo paragone? A confermare l'opinione mia espressa altrove che il nostro realismo italiano non fu altro che un passaggio classicista, un ritorno al motivo iniziale e positivo della nostra rinascenza, sollecitato dalla voga zoliana; un rivedere in massa e materia, in plastica ed in pittura il mondo che il romanticismo intermesso, ma soffocato aveva descritto in idee ed in forza, in possibilità ed in trasformazione. Il valore nuovo di Carlo Dossi sta come azione di vita e d'arte, pur esplicandosi con formule naturaliste, metodo di arte per la tangibilità.
Oggi, pur troppo, lo so per esperienza, tornano i giorni dell'Indice: corre per le città una turba di iconoclasti e di svergognati piissimi in cerca del vero e del bello, e, perchè nudi, li fanno sudici. Non accorge la morale bruttura della sua anima collettiva e feroce. Oggi, il Concetto della Pornografia ha cambiato sede; io lo rimetto nel cervello, quelli altri lo inchiodano, tra coscia e coscia, nel sesso. Oggi, la pornografia è venuta in coturno a passeggiare, tra li onori delle pubbliche sedute parlamentari, careggiatavi delle 40.000 firme di dame e di dami di bergamasca e grottesca notorietà: coprire è mentire. — Oggi, pornografia non è più quanto insulta, o non rispetta, il diritto d'arte, la bellezza della forma, la necessità funzionale e naturale della letteratura. — Pornografia non è pur sempre, e dovrebbe essere, quel pleonasmo che esorbita sul necessario, il dettaglio viziosamente enormizzato a proposito, sì da riempire il primo piano, la piccola e misera ragione di sfondo, l'atto accessorio, verso cui si vuole forzatamente condurre l'attenzione del lettore; dove rimangono l'artificiosa esposizione, l'inutile suggestione intensiva per li esercizii dell'inguinaja e delle perversità, certo di natura, ma non tutta la natura. Molti libri, affatturati su questa ricetta, invece, hanno spaccio per ciò, e sono lodati; moltissimi lettori vi accorrono, se a pagina tale, o tal'altra, degustano il sal amaro ed il limone spremuto di scene speciali, in cui Garaguez e Priapo, turco e romano, falliformi soggetti esemplari, discutono colla chteis greca e si accordano internazionalmente sempre, qualunque siano le loro capacità. Tali pubblicazioni si determinano per lucro; dimostrano l'esibizione, l'eccitamento, l'offerta, la soddisfazione acquistata a tariffa: «πόρνη bagascia: anche l'etimologia insegna; colei che vende piacere, che inganna, cioè, all'amore eseguendone tutti li atti; colei che è l'idolatra secondo il senso evangelico di Paolo da Tarso; insomma, la mercantessa di cose false, di spasimi e di voluttà simulate, di preghiere mentite verso una falsa e bugiarda divinità. Così, la letteratura pornografica rimane la menzogna gesuitica e male espressa: La Pia Giovanetta del canonico Nava, La Via del Paradiso, i romanzi ascetici e modernisti del Fogazzaro, il brecciame e la rigatteria variopinta, ricucita insieme, li sfoggi invelati di lussuria da basso impero, centone d'annunziano: tutta la roba rinverniciata, ridorata, a richiesta del tempo giudeo e ghettajuolo, le acadabranti posizioni ultra aretinesche, l'ambiguo ed il grigio, ad encomio, dell'epoca pigra e lutolenta, che appare, ora, sotto l'etichetta del libertinaggio, poi, della scienza, quindi, della religione, per ingannare, per corrompere, per farsi comperare, perchè autore ed editore ne abbiano i profitti maggiori: Pornografia.
E già che ci siamo, oh si, pornografia il nostro reggimento politico, in cui nulla è spontaneo, sincero, serenamente responsabile, in cui tutto è un affare, una burla insidiosa ed assurda, un commento pagato, un volo lucrato. Onde, se un giudeo di grandi numeri e di vertiginosa eloquenza, ipostasi non corretta di un montanaro allobrogo e cinico, interposto Luzzatti al potere dittatoriale di un Giolitti; se il filosofo-economista-scrittore di sulla religione sulla tolleranza, sui diritti dell'anima e della pancia, in bilancia tra il Ferri, avidissimo guascone di prerogative ministerali, ed il salesiano astuto bracconiere di coscienze e dilettante di gaudi deretani; se il Primo Ministro di quest'ultimo regno ingiurioso al buon senso ed alla virtù (ahimè, virtù!...) italiana, spaccia circolari per difendere la morale pubblica dai libri, dalle stampe, dalle cartoline, dalle scatole di zolfanelli, dalle maglie color carne, dalli inviti pandemii, dalle occhiate che offrono, dai pis-pis coi quali anche la povera prostituta si sfama, se, in quest'ora grigia dentro cui l'episcopato trionfa in Parlamento, la scuola è mancipia dei frati e delle monache, le banche passano allo sconto dietro l'attestazione del biglietto di pasqua, si vien parlando di morale, di ritorno ai sacri affetti della famiglia, d'instaurazione etica, di conservazione della innocenza, di diritti sacrosanti alla pura ignoranza delle vergini; oh, sii, sono assolutamente convinto che tutto è pornografia tranne le aperte imagini, le belle pagine, le sincere rappresentazioni che danno l'uomo nudo ne' suoi atti d'amore; tranne l'eterno, purissimo, vittorioso nostro paganesimo che insorge contro i Cristi e le Madonne rachitiche, colle sue bellezze, vituperando in quelli venti secoli barbari e tenebrosi di teocrazia, di dispotismo, di ferocia cristiana, attestando la sua perenne divinità umana già mai oscena, se l'arte colga in ogni positura, e, commossa, rappresenti carne e spirito nell'odio, nel piacere, nel delirio insindacabile dell'amore, compartecipato gratuitamente, proferto ed accolto. E grido: «Se incominciassero codesti preti della morale pubblica a redimersi alla vera morale!».
Tutte quelle rappresentanze di un lucro sociale e costituzionale, tutti que' funzionari rimunerati vorrebbero forse mute le pagine di Desinenza in A? Ha Carlo Dossi trafficato mai del suo volume? Nessuno fu più di lui schivo a spingere il successo ad utile fortuna: egli sfida ogni indignazione cruscante e cristiana, pretesto ed ipocrisia, perchè non ha fatto nulla più di quanto fecero i loro Padri e Dottori del Vocabolario e della Chiesa. Ha riposto sulli altari quell'amore doppio e spaventoso in peccato, perchè ciascuno lo ammirasse con terrore e lo fuggisse con prudenza. — L'impudenza de saccentelli e dei paternostranti, del resto, apparve stolta, se ha voluto bruttar di fango pornografico La Desinenza in A; di rimbalzo schizzò loro in faccia. Quest'opera, dedicata a Tranquillo Cremona dalla cui pittura, Dossi, imparò a scrivere; quest'opera, che fu alli occhi molto casti e manzoniani di De Amicis la prova della virilità di un letterato formidabile; questo volume, che al classicissimo Luigi Lodi si presentò con pagine «serenamente[112] belle, in cui la verità della vita è intesa e rappresentata con sobrietà, con nettezza di colorito e con bella sincerità d'artista» non è tale d'essere proposta per lettura ad virgam erigendam, a cantaridina sospetta, per Taidi e Batilli impomatati, per vecchiaccie insoddisfatte e ninfomani, per vecchiardi impotenti ed insatiriti. — Luigi Lodi comprese «lo sdegno[113] iroso di chi imagina un mondo in cui non può, o non vuole, penetrare: l'odio feroce dei solitarii contro la gente che non conoscono, la crudezza ricercata di pitture e lo studio disgraziato delle parole difficili, degli accoppiamenti e degli accostamenti disarmonici di lingua»; ma accorse pure «che, di tratto[114] in tratto, la pura tempra d'artista sapeva liberarsi forte e schietta dall'involucro accademico, onde si era avvolta e aveva, per una virtù, che è propria degli uomini d'ingegno vero, la intuizione esatta del reale e scriveva con una muscolosa energia, con un disprezzo superbo, che raggiungevano, non di rado, il maggiore effetto».
E però, quei melensi spauriti, tra la giaculatoria e la somma de' spiccioli recapitolatrice dell'introito giornaliero, bottegai al minuto e strozzini all'ingrosso, alla nuova edizione di La Desinenza in A si sentiranno orripilare. Stiano lontani, si scansino, l'aborrino. Di questi giorni, alcuni possono reclamarla sentinella futurista (disprezzo alla donna!) con suggello marinettiano, altri vengono ad aggiungerla a Quelle Signore, senza scrupoli reddituarie, per Le Maisons Tellier e l'Amministrazione Notari: la sua ristampa in ogni modo commoverà la Gente-per-bene delle Leghe per la pubblica moralità. Sciocchezze tutte che si ostinano ad accorrere per ricompensare o per proibire, autenticandole e truffando nello stesso tempo, le basse ignoranza, o le povere ed incomplete malvagità.