Malsicura coscienza del proprio valore, sollecitare, col pagliaccio in sull'entrata, colle insegne sesquipedali alla finestra, perchè si accorgano di voi: miseria, proibire, condannare. La prostituzione è un organismo ch'ebbe movimento dalla società, dalla comunione, dalle leggi che vollero impedire: il giorno, in cui il dogma ed il codice vietarono il libero connubio per ragioni statali ed economiche, si rizzarono le prime tende del dicterio: quando l'uomo si trovò nel bisogno di concorrere alla tribù, tutto ebbe valore, anche il proprio sterco: quindi, confini ai campi, limite all'azione, distinzioni permesso e no, venalità per il sesso.

Storie povere di mendicità internazionali e gemebonde. È pur lecito, che, sotto il patrocinio di San Luigi re, morto casto e imbertonato, in un torneo, mentre, piissimo, attendeva ad un'ultima e mirabile crociata; è pur meritorio, che, accomandati da San Luigi prete, vergine che vergognavasi di guardare in volto la madre sua, temendone tentazione carnale; è pur logico, che, ripristinato un specie di Indice nel gabinetto del procuratore del re, dove si accolgono le delazioni de' diversi Santini, de' varii senatori Béranger, delle dispersive Mrs. Grundy; risorga in onore la così detta Police des moeurs! Impudenza presbiterana; cacciatori di ragazze del marciapiede, di cartoline illustrate a donne nude, di Asini podrecchiani li agenti si ritrovano per essere esposti alle tentazioni di un sadismo sociale e questurinesco. Dentro di loro vigilia il senso nascosto della dolcezza di far sofrire, di spingere, pizzicottando le braccia e le natiche alle sorprese, di lacerare le imagini, di deporre davanti il magistrato calunnie. Portano daghe e dovrebbero rimettersi il sajo col caperuccio a bauta dei famuli; mi si rappresentano collo staffile in mano e la disciplina, intonacati, il kepi a sghimbescio, le mortelle al kepi, in un orrido compromesso di costumi, capuccino-Menot birro-croato-vice-boja-dell'Inquisizione. — Vengono a passi foderati di ovatta, come i gatti in ispedizione ladresca: annusano l'aria, le carte, l'inchiostro di stamperia, i cartoncini bristol e no, le sottane, le mani, l'alito, le pudende. Louis Veillot di ultramontana e clericalissima memoria ha raccontato di un santo che avvisava, dall'odorato, la castità feminile, cane di scovo per selvaggina di paradiso: codesti agenti si pretendono dotati della medesima istintiva virtù per quella d'inferno.

Oggi, domando loro, ed a coloro che li sguinzagliano, come l'ho chiesto ieri, se, essendo concesso di allegare il voto ai contadini bergamaschi, perchè ne approfitti uno de' qualunque Coris o Longinotti del parlamento — dove li eletti allogano sè stesso al governo, il quale ricatta e vende promesse e buona fede alla Nazione; — se, potendo, secondo un'ambigua carta, essere permesso alla libertà individuale di affittare temporaneamente, la forza de' muscoli, l'abilità delle mani, il prodotto de' suoi cinque sensi, in pittura, scoltura, musica, letteratura, industria, bellezza, non sia possibile dar a nolo, in buon contratto, il sesso alla femina, perchè un maschio, che ne la richiede, ne usi a soddisfazione de' propri istinti genitali. Vi sono delle regioni anatomiche sante e sacre, e delle altre vergognose nel corpo. Vi è una legge che proibisca, per ordine pubblico e pubblica igiene, le indigestioni? Verrà, forse, quando messer Ferri s'incontrerà sulle direttive politiche con mastro Giolitti: per ora è tollerato il morire di colica epatica in seguito ad una scorpacciata di ciliege acerbe. Chi oserà dunque determinare alla fame ed alla golosità del sesso, ora, motivo, pietanza legittima e no, quantità, qualità razionale? È vero: l'indigestione simboleggia lo spirito cattolico e si pratica indisturbata: l'amore è Venere che torna fatale a contrastar Cristo: qui, vi ha contradizione; là corrispondenza: per intanto codice e dogma confondono bellezza con peccato e delitto, ma sopra tutto paventano la sincerità. Protenderanno le granfie a una prossima ristampa di Desinenza in A?

È dato solo alli uomini puri, come Carlo Dossi, d'immettere le mani nel brago e di ritorle monde: essi hanno in loro stessi il preservativo eccezionale, salutare e fatale del loro carattere, che li fa, in ogni momento della loro vita, candidi e schietti. Essi possono discendere nelle oscure profondità dell'anima e nelle latebre del corpo più oscure, dettagliarne le complicazioni eretiche, ripresentarne le cerebrazioni, coll'arte: il mistero torbido affascina e completa la piena conoscenza delle cose chiarissime. Vicino alli Amori, gilii e rose stretti in fascio ed offerti alla più bella ed alla più saggia, stiano il fior di cardo, le orchidee, la panocchia violetta ed eretta dall'aconito d'alpe. Si compensano; sanno di completare la botanica; definiscono per opposti cardini, la vita. Perchè il sole e non l'ombra? — Perchè l'ombra, sempre, e non mai il sole? — Carlo Dossi, che fece opera di vita, non ha trascurato i due elementi; dal bene e dal male foggia l'intiero suo poema: voi scegliete quanto meglio vi aggradi, o dal Romanzo della Bontà o dal Romanzo della Malvagità: o dalla sua ragion critica, o dalla sua ragion pratica. Egli non vi limita, nè v'impedisce l'opzione; quanto a me non distinguo; lo accetto e lo bandisco in totalità.

VII. RAGION PRATICA

Rovine, prodotto sistematico e passionale di critica, giovano a preparare il materiale di fabrica per più nuovi e più comodi istituti; rovine attestano la parte più facile dell'opera nostra, in quanto, davanti alla realtà, al fatto, alla cosa, le nostre attività si svolgono con maggior efficacia, e, lavorando sul tangibile, sul visibile, sul positivo, il risultato ne riesce del pari. Ma, rovine dicono battaglie vinte o perse, sempre, uh motivo di negazione ed il più ovvio. Il no non edifica, ma costruisce inversamente; il no è la ragion-critica. Credere rinnovare, o feticcio, od idea, o divinità, od istituti, o palazzi, significa applicare il nostro bisogno e la nostra speranza, nella continuità, riconoscerla, saperne usare, adattare il momento nostro personale al momento collettivo, dimostrare la pratica, per l'utile immediato; riconciliarsi, riammettersi nella vita attiva... Per ciò, nella serie dei sistemi filosofici, e Kant insegna, se si accampa a vittoria il sillogismo della prima parte demolitrice, s'intorbida e fuorvia la logica, che s'ubriaca di sè stessa e di apriorismi dogmatici; quando, colli elementi delle smantellate case di altrui, tentasi di inalzare il proprio sistema: ed ecco rifacimenti grotteschi, pericolosi, difficilissimi di architettura ideologica, fuori della realtà.

Per l'estetica di Carlo Dossi il caso avviene diversamente, il suo fabricare, cioè il credere di nuovo, ha fondamento nella riconosciuta e sentimentale solidarietà umana, verso un progresso illimitato di una necessità impellente biologica: l'utile. Ogni cosa, istituto, essere e credenza si evoluziona e si raffina verso un modo più facile, più sicuro, meno confuso e più armonioso di vivere. L'Utile, adunque, nella sua assisi, s'apparecchia a diventar Bene, e Federico Nietzsche vorrà invidiargli questa rinnovazione di valori etici, che per l'altro non significa se non il secondo motivo della sua estetica. Dal concetto: «L'uomo ha bisogno di essere buono (onesto) per vivere meglio», estrae la conseguenza: «L'uomo migliore è anche più bello»: e la reciproca: «Lo stato più confacente per l'uomo, perchè sia bello e buono, è la Società», in senso lato, in senso cooperativo. Perchè in fondo la sua società ideale che ammette tutte le libere espressioni ed espansioni dell'organismo umano, si rappresenta in compromesso collo stato di natura del Rousseau, donde gli attinse il processo iniziale e la prima idea indulgendo pure all'Emile, per La Colonia Felice.

In fatti, di fiele, di assenzio, di disgusto e d'ironia non vive un letterato; è necessario ch'egli sappia trovare motivo più nutriente, più dolce, se non l'ambrosia olimpica, a cui non crede più, almeno una panacea, una nepente salutare che si distenda sopra le sue piaghe ulcerose, ne acquieti il bruciore, le addormenti, gli induca in riposo la febre, dentro il cervello esagitato. Quand'egli sente questo bisogno, vede il giorno chiaro, vi si è immerso; numera e considera le ore di sole dell'uomo e ne approfitta; riconosce il nero ed il bianco, e nella disposizione delle gamme, tutti i colori intercorrenti tra il no ed il sì. E perchè ogni letterato è sempre un determinista, rimena, in un solo crogiuolo, le essenze del Bene e del Male per la sintesi del concetto balzacchiano dell'Utile. Così, Paul Adam, che si distilla da quello passando per Victor Hugo, scriverà Les Cœurs utiles, La force du Mal; Carlo Dossi, che si è filtrato a traverso Porta e Manzoni, che si è emulsionato con una goccia della ambiguità di Richter, produrrà La Colonia Felice, Regno dei Cieli.

Riuscì purgato, disoppilato dal viaggio lungo e triste de' Ritratti umani, come que' casti teologhi che facevan precedere alle loro sottilissime meditazioni molte oncie di olio di ricino. «Poi, divenuto[115] buono, trovo che il miglior sistema filosofico è sempre quello della benevolenza e mi torna la fede nel miglioramento senza limiti della umanità — di quella umanità, che anche quando sta per retrocedere, va innanzi, poichè la sua ascesa è fatale e spirale. Scaricatosi allora la tempestosa meteora, riappare sul mio rinserenito orizzonte, l'azzurro profilo del Regno dei Cieli e quello adolescentemente verde della Colonia Felice».

Al Romanzo della bontà eccolo venuto a traverso il Romanzo della malvagità; perciò intende ristabilire l'equilibrio; desidera condurre, concomitanti, le due strade; fondere i due generi in un armonico tutto: e pure, oggi, passeggerà per l'una, domani, per l'altra, ma non raggiungerà ancora il crocicchio, verso cui concorrono: oggi, trascorrerà nella pianura e sul monte, domani, ntel deserto e fra il bosco, seguendo i capricci particolari de' sentieri anfrattuosi: lunga arte saldare i poli opposti. Fors'egli vide, in rapida e vorticosa apparizione, passargli davanti le imagini luminosissime di un Inno al Dio Venturo: ma per quanto non sorpreso nè da[116] follia, nè da morte, ancora riguarda invano questo fastigio del suo edificio di pensiero e di parole incompiuto come il palazzo di Asar-Haddon a Nimrod, «o come[117] per esprimermi con più modestia, quelle insegne bottegaie, che cominciate con spavalde maiuscole alte un braccio, finiscono, per l'imprevidenza dell'imbianchino e la scarsità dello spazio, con abbreviature spilorcie e pusillanimi minuscole».