Terzine porte, all'amico, dall'autore, con questa raccomandazione: «Io te le mando, qui accluse, perchè tu vegga se vi è maniera, da parte tua, di farle stampare in qualche gazzetta, o rivista. Inutile raccomandarti il più geloso secreto sul nome del suo autore. Non ch'io arrossi di averle commesse. È un bimbo illegittimo, che, per necessità di famiglia, mi tocca, oggi, di esporre, ma che in tempi migliori rivendicherò. — Lasciami dire: benchè solitaria, non è inopportuna una voce, che, in tanto delirio dinastico e pagnottistico, in tanta gara di servilismo, tenti di richiamare a dignità la coscienza italiana ed a carità l'umana. A me, come a qualunque onest'uomo, fa orrore l'omicidio, fosse pure politico, ma a me, come, purtroppo a pochissimi, fa insieme schifo lo spettacolo di uomini, i quali, non solo da sentimento di sdegno santissimo traggono pretesto ad adulazioni che l'amor di patria non iscusa, ma imprecano a quella libertà che li ha fatti e supplicano perchè sia loro tolta[130]»: fiero commento a questi versi che bisogna rileggere qui, poichè ignoti e bellissimi:
«NUOVE NOZZE»
«Piombò l'ignoto Iddio su Humana. Sparso
fu il nuzial sangue. Immensa orrida teda,
Lutezia in fiamme. Paraninfa, Morte.
All'improvviso amplesso Humana un grido
di voluttuoso spasimo gittò,
e, affranta, cadde nell'onda dei sogni.
Ma il sonno è sciolto. Ella si aderge altera
ricordando l'amplesso, e, intorno, mira