se ancor rifulga il suo terribil sposo.

«Vieni, o diletto» — desiosamente

chiama — «vieni a colei non sazia e tua

e le rinnova quel dolor fecondo.

Stanca son io dell'amor che legge

avara mi misura: amor che ha tiara

ha plico e diadema e sotto è calvo.

Vecchi rabbiosi d'impotenti voglie,

mi circuendo, a fedeltà costretta,

e il talamo che olezza ancor di te;