[102]. Villani, lib. VIII, cap. 42.

[103]. Dino Compagni, in fine al lib. I.

[104]. G. Villani, lib. VIII, cap. 44, 45.

[105]. L’ambasceria dovette essere andata dopo al 13 di settembre, perchè in quel giorno Dante sedeva e diceva il suo parere in una consulta pubblicata dal Bonaini (Archiv. Stor. Ital., nuova serie, tomo I, pag. 82).

[106]. Dino Compagni, lib. II.

[107]. Dino veramente scrive il 4 novembre, ma noi seguiamo il Villani con tutti gli altri, perchè la data del 4 non lascerebbe spazio bastante ai fatti posteriori. E così pure fece il Balbo, non senza avere, come noi, molto ondeggiato innanzi di risolversi, perchè in tanta confusione di date rimane sempre uno spazio largo al dubitare. — Crediamo prossima la pubblicazione di nuovi lavori intorno a Dino Compagni del professor Del Lungo, da cui potranno questi fatti avere ulteriori schiarimenti.

[108]. Giovanni Villani, ch’era presente in Santa Maria Novella, scrive da quel Parlamento essere stata rimessa in Carlo la signoria e guardia della città. Ma noi crediamo fossero quelle parole di onore: nè Carlo in Firenze ebbe vera e propria signoria, avendo anzi chiesto più tardi guardare la sola parte d’oltrarno, dove egli dimorava: e i nuovi Priori, scrive il Compagni che furono eletti dai vecchi in palagio. Ma qui pure la narrazione di Dino non riesce chiara abbastanza nè ordinata, senza però che le incertezze importino molto al giudizio dell’istoria.

[109]. Dino Compagni, lib. II.

[110]. Bindaccio dei Cerchi, nella Cronichetta di Famiglia, scrive messer Vieri essere stato tradito da uno dei Frescobaldi, che a lui doveva diciassette mila fiorini e gli voltò contro la furia del popolo. (Lami, Deliciæ Erud., Hist. Siculæ, part. II.)

[111]. Parrebbe che fosse reo e che fuggisse questo Pier Ferrante; imperocchè nelle postille dell’Ammirato, le quali sono tratte da documenti, si legge un trattato del mese di marzo susseguente tra lui ed alcuni capi dei bianchi per fare guerra alla città rimettendovi la parte cacciata.