[211]. Pecori, Storia di San Gimignano. — Nel libro già citato dei Capitoli del Comune, pag. 288 e seg., abbiamo gli Atti della dedizione che San Gimignano aveva fatta l’anno 1345, e altri susseguenti. — Vedi un nostro Compendio dell’istoria di questa Terra, nell’Appendice Nº III.
[212]. Intorno ai fatti dei Guazzalotri e di Prato vedi anche (per quanto gli si debba credere) il frammento di Cronaca di Luca da Panzano; Giornale storico degli Archivi Toscani, tomo V, pag. 61.
[213]. Donato Velluti, Gonfaloniere di giustizia, ebbe grande mano in tutta quella faccenda; e per l’inganno che v’era stato e il molto male commesso, non trovò prete che lo assolvesse; finchè tornato da Napoli il vescovo Acciaiuoli, quattro anni dopo lo assolvè, pensando ch’era stato a fine di bene, e perchè Firenze non andasse sotto tirannia. (Velluti, Cronaca.)
[214]. Aveano ordinato un anno innanzi le cose spettanti al governo della Valdinievole; intorno a che vedi il libro dei Capitoli, in più luoghi.
[215]. I Cronisti fiorentini tacciono di un soccorso di Senesi venuti alla difesa della Scarperia, che primi entrarono nella terra. Questo narra il senese Agnolo di Tura (App. Muratori, Scriptor. Rer. Ital., tomo XV, col. 126, 127), il quale però aggiugne in onta de’ Fiorentini cose che parvero incredibili al senese annotatore Benvoglienti.
[216]. Donato Velluti era in Siena ambasciatore per fare lega contro al Visconti; «ma veggendo noi ambasciatori non essere sufficienti i Comuni di Toscana a tanto uccello senza l’appoggio d’altrui, si ragionò si mandasse al Papa, trattasse perchè l’Imperatore venisse in Italia: di che rapportato il detto ragionamento in Firenze, quanto che nella prima faccia fosse dubbioso e gravoso, purnondimeno veggendo l’appoggio di Puglia essere debole, si prese di mandare al Papa.» Questi aveva promosso l’elezione di Carlo IV, e di per sè era già inclinato a farlo scendere in Italia.
[217]. «Se alcuno guelfo divien tiranno, conviene per forza che diventi ghibellino.» (Matteo Villani.)
[218]. Nelle campagne i nostri vecchi dicevano sempre: un Dio, un Papa, un Imperatore; e non si tenevano obbligati alla milizia napoleonica, perchè non era l’imperatore vero.
[219]. «Essendo messer Ramondino Lupo da Parma capitano di guerra in Firenze molto servitore dell’Imperatore, fece sentire all’Imperatore de’ ragionamenti si faceano; di che l’Imperatore subitamente mandò un suo ambasciatore, grande prelato, a Firenze» — «ed essendo deputati certi nostri cittadini, tra’ quali io fui, a ragionare con lui, dopo molti ragionamenti, si fecero certi capitoli ec.» (Velluti, Cronaca.)
[220]. Il Corio narra come l’Arcivescovo essendo chiamato dal Papa in corte, mandò innanzi un suo siniscalco a fare gli alloggi; il quale pigliò in affitto quante case potè avere nella città d’Avignone, e stalle da porvi molto gran numero di cavalli, dicendo sempre non bastavano per la compagnia che l’Arcivescovo condurrebbe seco: parve troppa ai cardinali, e fu pregato non si muovesse.