[221]. Matteo Villani, lib. III, cap. 7.

[222]. Scrivono che uno degli ambasciatori dicesse a Carlo, che promoveva sempre novelle difficoltà: Voi filate molto sottile. (M. Villani, lib. III, cap. 30.)

[223]. Nelle istruzioni agli ambasciatori (Libro di Consulte, nell’Archivio di Stato) è ingiunto loro di fermarsi a conferire dovunque fosse il detto Patriarca, e «dirgli ogni cosa.» — Questo abbiamo dalla cortesia del signor Luigi Passerini, che tanto sa delle cose nostre.

[224]. M. Villani, lib. III, cap. 86.

[225]. Nelle edizioni di Matteo Villani si legge quattromila, che sono troppi. Ranieri Sardo, Cronaca Pisana (Archiv. Stor., VI, par. 2), dice essere venuti con l’Imperatrice mille cavalieri, e indi qualche altro centinaio mandati dai Signori di Lombardia.

[226]. «A noi pareva che al Patriarca bastassero duemila fiorini d’oro, al Cancelliere trecento fiorini o poco più, ec.» (Istruzioni agli ambasciatori; Archivio di Stato.) — Un documento in forma brevis (stampato con altri spettanti a quel fatto dal signor Giuseppe Canestrini: Archiv. Stor., Appendice VII, pag. 406) dà facoltà agli ambasciatori di essere larghi di doni ai ministri e consiglieri di Carlo IV, e questi si vede che accettarono grato animo.

[227]. «La moneta, che dare gli si dee per via di censo per anno, vorremmo che fosse la minore quantità che si potesse; e piuttosto una quantità determinata, che discendere a censo di 26 danari per focolare.» (Archiv. Stor., Appendice VII, pag. 405.) Nelle istruzioni agli ambasciatori si trova pure: «Offerte generali farete, non obbligatorie; — dicano con quanta difficoltà si è qua ottenuto di condiscendere alle modificazioni nuovamente fatte.»

[228]. Testo del Trattato (vedi Appendice Nº IV.) — E nelle istruzioni agli ambasciatori: «in quella parte dove toccate delle terre le quali volontariamente si sono sottomesse a questo Comune, che non le vuole confermare, operate almeno quanto potete che ci faccia suoi vicarii, allegando che ha fatto il simile a molti altri.»

[229]. A’ nove di marzo, undici giorni avanti alla conclusione, si vede ch’erano alle rotte e discorrevano già d’armarsi; più giorni innanzi Niccolò Alberti aveva proposto si cercasse aiuto dal Papa e dal Legato della Romagna. (Libro di Consulte, nell’Archivio di Stato.) Matteo (lib. IV, cap. 73) sgrida i reggitori del non avere fatto abbastanza fondamento sul Papa, il quale aveva già stipulato con l’Imperatore che nello scendere in Italia mantenesse governo libero in Firenze. Aggiugne il Villani che le lettere papali, di cui potevano i Fiorentini valersi, rimasero in Cancelleria per non avere gli ambasciatori pagato i trenta fiorini d’oro che ci volevano per la spedizione.

[230]. Donato Velluti accenna con parole molto espresse ad una promessa la quale al tempo dell’imperatore Carlo IV sarebbe stata fatta ai Grandi intorno al fatto degli uffici e degli schiusi guelfi; promessa cioè di modificare gli Ordinamenti di giustizia, e le esclusioni dai magistrati. I Velluti erano antichi grandi, ma l’affermazione di Donato non poteva essere in tutto senza fondamento, e qualche cosa dovette ai grandi essere almeno fatta sperare, a Pisa, forse dagli ambasciatori.