[79]. Ricordi di Filippo Rinuccini.
[80]. Minerbetti, an. 1396, cap. XIV. — P. Boninsegni, an. 1396. — Lionardo Aretino, lib. XI. — Morelli, Cronaca. — Ser Naddo da Montecatini (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 153). — Lettera Di Donato Acciaioli alla Signoria; Firenze, 1857; con le Opere del Sacchetti.
[81]. Minerbetti, an. 1397, 1400. — Machiavelli, Stor. Fior., in fine del lib. III. — Morelli, Cronaca, loc. cit., ed alla pag. 324 e seg., dove narra come la Balía degli Ottantuno, fatta nel 1393, continuasse fino al 1404, e nelle borse fussero larghi a mettere nomi di persone da bene, e antiche a Firenze e specialmente delle Famiglie, i quali doveano avere trent’anni. Si vede pure come del tôrre quella Balía fosse il popolo molto lieto, ma gli uomini da guerra molto dolenti, perchè mutando anche l’imposta delle prestanze, credeano le paghe fossero peggio assicurate. — Vedi anche Morelli, Ricordi (Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 10).
[82]. Nella più sopra lodata Storia della Famiglia degli Alberti è ampia mèsse di documenti relativi alla persecuzione e quindi al ritorno di quella Famiglia: sono da vedere le condanne fatte con le Balíe degli anni 1401 e 1412; di poi cominciano le mitigazioni.
[83]. L’effigie di Giovanni Aguto fu dipinta a buon fresco da Paolo Uccello nel Duomo: un trent’anni fa venne portata sulla tela, e si vede internamente sopra una delle minori porte della facciata.
[84]. «I Fiorentini che sanno tutti i pertugi d’entrare e d’uscire che sono al mondo, a un’otta spiavano ogni dì ciò che faceva il Duca e si provvedevano a’ rimedi loro.» (Goro Dati, Storia, pag. 56, 57.) — «Sapeano a Firenze appunto quello che il Duca aveva d’entrata da potere spendere, e sapevasi tutta la spesa che egli portava tra in soldati e donare a’ Signori, e in ambasciate e in provvigioni e doni che dava per tener le terre a sua divozione; e sapevasi che a questa spesa gli mancava tanto d’entrata, massimamente perchè in tempo di guerra non gli rispondeva la metà, che a lui era forza gravare i suoi popoli di gravissime imposte.» (Idem, pag. 66.) — «Egli colla sfrenata volontà s’avea arrecato addosso peso e soma impossibile a poterla lungamente portare e sostenere, e era veduto e conosciuto per li Fiorentini che v’avea a scoppiare sotto.» (Idem, pag. 67.) — «E quasi aveano molti fatta la ragione colla penna in mano, e diceano come di cosa certa: tanto può durare.» (Ivi.)
[85]. È in mano nostra l’originale del Copialettere della Repubblica Fiorentina per tutto quell’anno 1396. Quivi, tra molte lettere, sono le istruzioni per non meno di sessanta ambascerie fuori Stato, mandate in quell’anno a’ vari Signori, alle città collegate, a’ Capitani delle Compagnie: notabili quelle del 5 aprile agli ambasciatori Palmieri, Altoviti e Onofrio Arnolfi, mandati al Papa e al re Ladislao; quelle a Grazia dei Castellani e Andrea Buondelmonti i quali andarono a Sigismondo in Ungheria, e quelle a Francesco Rucellai ed a Lorenzo Ridolfi anch’essi mandati a Roma e a Gaeta il 4 giugno, e la lettera al Comune di Roma, 8 gennaio 1397. — Aveva la Repubblica inviato anche in Avignone un ambasciatore, il quale per mezzo del Cardinale di Firenze Piero Corsini procurasse aiuti di Francia; e quello stesso ambasciatore doveva andare pure in Guascogna a Bernardo conte d’Armagnac, sollecitandolo affinchè scendesse in Italia a vendicare contro al Duca di Milano la rotta data agli Armagnac e la morte del fratello. (Istruzioni a Pero di Ser Pero da Samminiato, 6 marzo 1395 st. fior.) — Vedi pure, circa le intenzioni del Papa, la Legazione a Roma di Iacopo Salviati nel 1401. (Deliz. Erud., tomo XVIII, pag. 200.)
[86]. «In questi tempi fece messer Maso degli Albizzi lega col Re di Francia per noi, con certi disutili patti.» (Morelli, Ricordi in Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 6.) — Vedi anche la Cronaca di Bonaccorso Pitti, il quale racconta distesamente le pratiche avute in Parigi col Re e coi Signori, presso ai quali aveva famigliarità grande pe’ molti viaggi da lui fatti in quella e in altre contrade, dov’era stato mercante, soldato, grande giocatore e uomo di corte, sinchè in Firenze non venne tardi agli uffici della Repubblica.
[87]. Istruzioni a Maso degli Albizzi mandato a Parigi, 5 maggio; a Bonaccorso Pitti, 18 luglio; a Leonardo Frescobaldi ambasciatore al Papa, 14 dicembre. — Lettera al Papa, 4 novembre. — Lettere due al Re ed una alla Regina di Francia, 18 e 31 dicembre. — Istruzione a Bonaccorso Pitti rinviato in Francia, 16 gennaio (1397). — Istruzione a Niccolò da Uzzano, 11 gennaio. — Scrivevano a Maso (1 luglio) non si parta dal Re senza nostra espressa licenza. Questo volemmo notare come indizio della soggezione in cui cercava la Signoria tenere colui che ambiva pur d’essere come principe nella Repubblica.
[88]. Lettera a Parigi, 28 agosto. — Vedi anche le Istruzioni a Palmieri Altoviti e Lodovico Albergotti inviati a Milano, 13 giugno.