[393]. Vespasiano, Vita del re Alfonso. — Fine dei Commentari di Neri Capponi. — Machiavelli, lib. VI.
[394]. Boninsegni, Storie.
[395]. Cambi e Boninsegni.
[396]. Vespasiano, Vita di Piero de’ Pazzi.
[397]. Giannozzo, andato l’anno 1446 potestà in Pistoia, e calunniato da un Soldini, dettò un’Istoria di quella città, pubblicata dal Muratori (Rer. Ital. Script., tomo XIX in fine) e non disutile a chi voglia conoscere i modi tenuti dalla Repubblica di Firenze nell’amministrazione delle città suddite.
[398]. Presentandosi alla Signoria, disse: «Eccelsi Signori mia, se a Dio che m’ha creato, avessi con tanto amore e con tanta fede servito, quanto ho fatto a questa Signoria, io crederei essere a’ piedi di santo Giovanni Battista; ed i meriti ch’io n’ho riportati, le vostre Signorie li conoscono.»
[399]. Vespasiano da Bisticci, Commentario della vita di Giannozzo, pubblicata dal Fanfani. Torino 1862, dalla quale sarebbe in tutto cavata quella latina del Naldi, prolissa d’ornati e di classiche locuzioni; chiama il Potestà prætor urbanus, la Signoria senatus, e dice che i Dieci della guerra si creavano a badare ne quid respublica detrimenti caperet. — Quando fu eletto Giannozzo dei Dieci ne fecero tutti grande allegrezza e maraviglia, e dicevano: «ora si conosce quanta forza hanno le virtù, ec.: in breve tempo, da volerlo confinare, vòltati, egli è fatto de’ Dieci in compagnia de’ primi della città.» Vespasiano scrisse un’altra più breve vita del Manetti, tra quelle del Mai. — Nell’edizione del Fanfani (pag. 169) è una molto bella lettera che Giannozzo in nome dei Dieci scriveva alla Signoria di Siena.
[400]. Cambi, Cronaca. — «Si vinse sul Consiglio del popolo, che gli accoppiatori che tenevano le borse del prioratico a mano, dovessino per tutto il mese di gennaio prossimo averle serrate, e fosse loro levato ogni autorità e balìa ch’eglino aveano intorno a ciò: fuvvi fave nere 218 e bianche 22. E dipoi nel Consiglio del comune fuvvi fave nere 169 e bianche 7. E di questo molto il popolo se ne rallegrò.» (Rinuccini Filippo, febbraio 1454 st. fior.)
[401]. Vespasiano, Vita di Cosimo, pag. 343.
[402]. Richiesto Neri da uno dello stesso suo casato che avea commesso un omicidio, ricusò salvarlo; «questa grandigia (dicendo) non mi è stata data per le miserie nè pe’ micidii ch’io abbia fatti, nè favoreggiati; anzi me l’ho guadagnata per la mia sollecitudine e per lo favore che io ho sempre prestato alla ragione: e però abbi pazienza, che la giustizia abbia suo luogo.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 205-6.)