[383]. Legazioni manoscritte di Neri Capponi (Archivio di Stato). — Vespasiano da Bisticci, Vita di Giannozzo Manetti.
[384]. Boninsegni, Leonardo. — Machiavelli, lib. VI. — Ammirato, ec.
[385]. «L’Imperatore mandò a rinnovare suoi salvocondotti a Firenze.» (Neri Capponi, Commentari.)
[386]. «L’Imperatore poi ci scrisse di casa sua, che aveva sentito come eravamo richiesti di dare spalle alla fuga, e non avevamo voluto consentire; di che molto ci ringraziò.» (Neri Capponi, Commentari.)
[387]. «Conforterete e supplicherete alla Maestà del Re di Francia a venire o mandare potentemente in Italia, sì per recuperare l’antica gloria e titoli a lei debiti, sì etiandio per salute della nostra Repubblica; nella qual parte se fussi domandato quanta gente giudichereste esser necessaria, direte che a noi parrebbe dover bastare cavalli 15 mila, rimettendo sempre questo al giudizio della regia sapienza. — E quando la Maestà del Re di Francia non volesse per sua gloria venire o mandare in Italia potentemente, com’è detto disopra, si tenti che almeno venga il re Renato con quelle genti pagate sia a lui possibile, ec.» (Istruzione ad Agnolo Acciaioli, manoscritta appresso di noi, diversa da quella pubblicata dal Fabroni, pag. 200.)
[388]. Giannozzo Manetti, Vita di Niccolò V. (Rer. Ital. Script., tomo III, parte II.) — Simonetta, Storia di Francesco Sforza. (Rer. Ital. Script., tomo XXI, lib. XXIV.)
[389]. Neri Capponi, Commentari.
[390]. Fu detto Cosimo essersi conciliato il re Alfonso col dono d’un manoscritto di Tito Livio. (Tiraboschi, Storia della Letteratura, tomo VI, lib. I, cap. 2.)
[391]. Poggio, fine della Storia. — Documenti aggiunti dal Fabroni alla Vita di Cosimo de’ Medici.
[392]. Vespasiano, che gli fu amico, racconta com’egli da privato uomo solesse dire che se una volta avesse ricchezze, le spenderebbe in libri e in edifizi. — Vedi intorno allo stato di Roma in quelli anni la lettera pubblicata dal Fabroni, pag. 165. — Enea Silvio, nei Commentari solito morsicchiare i predecessori suoi con isquisita delicatezza, scrive Niccolò con gli edifici che rimasero indi imperfetti avere accresciuto quasi a Roma le ruine. — Vedi pure quel ch’egli accenna della natura e del governo di Callisto III.