Gennaio 1875.


SOMMARI DEL TOMO SECONDO.

Libro Quarto.
Capitolo I. — Tumulto de’ Ciompi. — Michele di Lando. [An. 1378.] [Pag. 1]
Tirannia del magistrato di Parte guelfa. — Delle prestanze, e modi creati a ripartirle. — Monte comune, e sue vicende; giochi di Borsa. — Grasso vivere e scioperato. — Dissidio tra le Arti maggiori e le minori: Arte della lana. — Salvestro dei Medici gonfaloniere [1º maggio 1378]. — Disegni audaci dei Capitani della Parte. Bettino da Ricasoli. — Benedetto Alberti leva il rumore: le Arti con le loro insegne vengono in Piazza; arsioni di case; Lapo da Castiglionchio: ruberie; congiure nella più minuta plebe. Gli Otto rimasti in ufficio soffiano in quell’incendio. Rivelazioni d’un congiurato. — La plebe in arme; nuove arsioni: espugnano il palazzo del Potestà; strage d’un bargello. — Petizioni sovvertitrici vinte per forza: la plebe a furia entra in Palagio [22 luglio]. — Michele di Lando gonfaloniere. — Gli Otto rimasti in Palagio, ne sono poi cacciati dalla plebe: Giorgio Scali. — Bandi e provvigioni della nuova Signoria. — L’infima plebe viene in Piazza [fine d’agosto] e fa eleggere a suo modo la Signoria nuova. Poi si raduna in Santa Maria Novella, e torna in Piazza con petizioni che alcuni di loro, salendo le scale, vogliono imporre alla Signoria. Michele di Lando, presa una spada, gli assale e persegue giù per la scala. Poi monta a cavallo, e percorre la città gridando morte ai traditori. Si combatte intorno al Palagio, ma i Ciompi sono vinti e dispersi. — Michele di Lando finisce l’ufizio: gastighi ai Ciompi.
Capitolo II. — Governo delle Arti minori, che indi passa nelle maggiori. — Racquisto d’Arezzo. [An. 1378-1387.] [37]
Stato della città. — Congiure, trame, sospetti, condannagioni: sono tratti a morte Piero degli Albizzi, Donato Barbadori ed altri chiari cittadini. — Alberico da Barbiano forma la prima Compagnia Italiana di ventura. — Carlo di Durazzo piglia la signoria d’Arezzo. — Provvedimenti e leggi tiranniche in Firenze. — Giorgio Scali e Tommaso Strozzi, seguiti da minuti artefici, si pongono sopra alle leggi. — Le Arti si levano, e Giorgio è preso e decapitato [gennaio 1382]. — L’Arte della lana e le altre maggiori vengono in Piazza: si fa Parlamento e balìa numerosa per la riforma dello Stato. — Abolizione delle due Arti nuovamente aggiunte: le maggiori ottengono il maggior numero negli uffici: le Arti minute insieme coi Grandi invano cercano opporsi. — I malcontenti di tutte le parti, uniti insieme, destano altri tumulti. — Arezzo viene alle mani d’Alberico da Barbiano, poi di Enguerramo di Coucy francese che la vende ai Fiorentini; altri acquisti, e ordinamento del governo in quella Provincia. — Esilio di Benedetto Alberti, e bando a tutta quella famiglia. — Nuovi ordinamenti a più ristringere il Governo.
Capitolo III. — Nimistà e guerre con Giovan Galeazzo Visconti. — Costituzione d’un governo d’ottimati. [An. 1387-1402.] [62]
Giovanni Galeazzo Visconti si fa signore di Milano. — Sue conquiste oltre Po. — Manda soccorsi ai Senesi, i quali insieme co’ Perugini erano in guerra con Firenze per le cose di Val di Chiana. — Dichiara guerra ai Fiorentini, i quali mandano Giovanni Aguto al soccorso di Bologna e poi di Padova. L’Aguto si avanza di là fino all’Adda. — Discesa in Lombardia del Conte d’Armagnac assoldato dai Fiorentini: questi muore sotto alle mura d’Alessandria, rotto e disfatto da Iacopo del Verme capitano del Visconti [25 luglio 1391]. — L’Aguto per grande maestria perviene in Toscana, dov’era già entrato Iacopo del Verme. Dopo lunga scherma tra’ due eserciti, una pace si conchiude. — Iacopo d’Appiano uccide Piero Gambacorti e occupa la signoria di Pisa. — 1393. Maso degli Albizzi gonfaloniere. — Nuova riforma in modo più stretto. — Bando a tutta la famiglia degli Alberti. — Fanti genovesi assoldati e messi a guardia della Piazza. — Gli artefici fanno capo a Vieri de’ Medici, il quale rifiuta stare con loro. — Rinaldo Gianfigliazzi umiliato, Donato Acciaiuoli messo in accusa e sbandito [1396]. — Due congiure successive per uccidere Maso degli Albizzi. — Gastighi e molte famiglie battute; finale proscrizione contro a tutta quella degli Alberti. — Negoziati con Roma, con Napoli, con Francia e Germania contro al Duca di Milano. — Roberto re dei Romani scende in Italia [1401]. — Processioni dei Penitenti bianchi. — Giovanni Galeazzo per battaglia entra in Bologna e stringe con le armi da ogni parte la Toscana. — Morte di Giovanni Galeazzo [3 settembre 1402].
Capitolo IV. — Acquisto di Pisa. [An. 1402-1406] [92]
Morto Giovanni Galeazzo, lo Stato di Milano viene a disfarsi. — Gabriele Maria, figlio non legittimo, ha in eredità Pisa, ma costretto mettersi in protezione dei Francesi che erano in Genova. — Vari negoziati del Maresciallo di Bouciquaut governatore di questa città co’ Fiorentini per la signoria di Pisa. — Questi poi l’hanno in vendita dal Visconti; ma i Pisani si levano e cacciano i Francesi, dopo di che il Maresciallo cede la Cittadella ai Fiorentini. — Tosto il popolo di Pisa invade anche questa, e vi si rafforza: comincia la guerra tra Pisa e Firenze in più luoghi combattuta con grande passione: virtù di Sforza Attendolo, condottiero che stava coi Fiorentini. — Questi cercano avere Pisa per fame. — I Pisani si danno al Duca di Borgogna, ma non perciò hanno soccorso dai Francesi. — Giovanni Gambacorti, che era come signore in Pisa, ottiene accordo a lui molto largo: i Fiorentini, a’ 9 d’ottobre 1406, entrano nella città affamata e ne pigliano la possessione. — Diceria di Gino Capponi ai notabili di Pisa. — Allegrezza e feste a Firenze, dove portano il volume delle Pandette. — Crudeli provvedimenti per vuotare Pisa d’abitatori. — Condizione disperata di quella città. — Effetti venuti da quell’acquisto alla Repubblica di Firenze.
Capitolo V. — Concilio di Pisa. — Guerra con Ladislao re di Napoli. — Acquisto di Cortona e di Livorno. [An. 1407-1421.] [120]
Ladislao re di Napoli invade le terre della Chiesa. — Piglia in protezione Gregorio XII, nuovo papa, contro all’antipapa Benedetto XIII. — I Fiorentini inimicati con Gregorio consentono alla riunione in Pisa d’un Concilio per terminare lo scisma. — Il Concilio, deposti i due papi, n’elegge un terzo, Alessandro V [giugno 1409]: questi essendo morto l’anno seguente in Bologna, a lui succede Baldassarre Cossa col nome di Giovanni XXIII. — Ostilità tra Ladislao e i Fiorentini. — Discesa in Italia di Luigi d’Angiò. Ladislao cede ai Fiorentini Cortona; poi nuova guerra e minaccia grande contro allo Stato di Firenze; Ladislao muore a’ 6 agosto 1414. — Viene a Firenze Filippo Scolari fiorentino, detto Pippo Spano, gran personaggio presso a Sigismondo in Ungheria. — Sigismondo, fatto imperatore, promuove il Concilio che s’adunò in Costanza l’an. 1414. — Deposti i tre Papi contendenti, viene eletto pontefice Martino V, di casa Colonna, il quale piglia dimora in Firenze. — Male contento dei Fiorentini, si parte [1420] dopo avere quivi ricevuto l’ubbidienza di Giovanni XXIII; morte di questo e sue relazioni co’ principali di Firenze. — Felice stato della città. L’Arte della seta arriva qui a uno splendore altrove ignoto. — Cercavano farsi potenti sul mare, al che i Veneziani si contrapponevano. Galere mandate in Egitto e in altri luoghi. Trattati per causa di traffici co’ Grimaldi di Monaco e con altre famiglie Genovesi. — 1421. La Repubblica di Firenze compra Livorno da quella di Genova. — Grandi spese fatte, mantenendo alto il credito dei Libri del Monte. — Fondazione dello Spedale degli Innocenti. — Riforma degli Statuti per opera del giureconsulto Paolo da Castro.
Capitolo VI. — Guerra con Filippo Maria Visconti. — Niccolò da Uzzano, Giovanni de’ Medici, Rinaldo degli Albizzi. [An. 1422-1428.] [146]
Qualità di quello Stato: persecuzione contro la famiglia degli Alberti. — Arti per mantenere lo Stato piuttosto con la virtù degli uomini che delle leggi. — Venezia ad essi era esemplare, ma non potevano agguagliarlo. — Maso degli Albizzi. — Niccolò da Uzzano. — Giovanni de’ Medici. — Lagnanze, accuse. — Creazione del Consiglio dei Dugento. — Filippo Maria Visconti signore in Milano. — Trattato da lui proposto ai Fiorentini. — Questi per accomandigie e protezioni tengono la media Italia. — Entrano in guerra col Visconti e sono rotti a Zagonara [1424, 24 luglio]. — Grande malcontento per le gravezze. — Fanno chiudere le Confraternite, nelle quali erano spiriti popolari. — Radunanza in Santo Stefano; discorso attribuito a Rinaldo degli Albizzi. — La parte dei Medici comincia a mostrarsi; consigli di Niccolò da Uzzano. — Altre sciagure in Romagna. — Pratiche in Italia; circospezione dei Veneziani; Lorenzo Ridolfi. — Grande Lega contro al Visconti [27 gennaio 1426]. — Firenze soccorre i fuorusciti Genovesi; virtù di Tommaso Frescobaldi. — Fatti gloriosi del Carmagnola per i Veneziani in Lombardia. Battaglia di Maclodio, dove le armi del Duca sono rotte dai Veneziani e Fiorentini. — Pace conchiusa [18 aprile 1428]. Venezia distende il suo dominio fino all’Adda.
Capitolo VII. — Catasto. — Ribellione di Volterra. — Guerra di Lucca. [An. 1427-1433.] [178]
Formazione del Catasto [1427]; come fosse popolarmente chiesto, come passasse nei Consigli. — Regole minute per fare il Catasto. — I Volterrani, come distrettuali, negano esservi assoggettati. — Durezze dei Fiorentini; ribellione di Volterra presto gastigata. — Niccolò Fortebracci promuove le occasioni ad una guerra contro Paolo Guinigi signore di Lucca. — Morte di Giovanni de’ Medici. — Neri Capponi, poi l’Albizzi e tutta la parte dei Medici stanno per quella guerra. — Rinaldo, che era uno dei Commissari, per disgusti avuti si parte dal campo [18 marzo 1429]. — Disegno del Brunelleschi per allagare Lucca, male riuscito. — Antonio Petrucci senese, restaura la difesa di Lucca. — Francesco Sforza, entrato in Lucca, s’impadronisce della persona di Paolo Guinigi e delle ricchezze, mandatolo a morire prigione in Pavia. — Niccolò Piccinino viene in soccorso dei Lucchesi; assale il campo Fiorentino, che è messo in rotta [2 dicembre 1430]. — Congiura in Pisa d’un Gualandi. — I Fiorentini fanno intorno a Lucca grande difesa contro al Piccinino, il quale, scorrendo la Toscana, reca ad essi grandi mali; guerra mossa contro al Duca dai Veneziani e Fiorentini. — Battaglia navale a Portofino; prodezza di Raimondo Mannelli: fatti di arme in Lombardia. — Battaglia di Maclodio; Niccolò da Tolentino sostiene la guerra pei Fiorentini felicemente. — Passaggio per la Toscana dell’Imperatore Sigismondo. — Pace col Visconti [10 maggio 1433].
Capitolo VIII. — Esilio e ritorno di Cosimo de’ Medici. [An. 1433-1434.] [202]
Popolarità di Cosimo dei Medici. — Parti e opinioni diverse nella Repubblica; parere attribuito a Niccolò da Uzzano. — Rinaldo degli Albizzi, Neri Capponi, Legge degli Scandalosi. — Contegno di Cosimo. Questi, chiamato in Palagio, è chiuso in carcere [7 settembre 1433]. — Parlamento, Balìa, nuove leggi, sentenza contro a Cosimo e Averardo de’ Medici. — Cosimo, dopo un mese di prigionia, è mandato a Padova in confine. — Acquista dall’esiglio maggiore favore, ed è onorato come principe dai Veneziani. — Guerra in Romagna. — Signoria amica ai Medici, cita a comparire [26 settembre] l’Albizzi ed altri. Questi si arma; dubbi consigli degli uomini principali. — Era in Firenze Eugenio IV, che s’intromette per un accordo. Rinaldo degli Albizzi, in quello fidatosi, licenzia gli armati per lui. — 29 settembre. Parlamento e Balìa che richiama il Medici e bandisce Rinaldo e pochi altri. — Cosimo e il fratello, prima fermatisi in Ferrara ed accompagnati sino ai confini da gente del Duca, rientrano in Firenze a dì 6 ottobre 1434.
Capitolo IX. — Gli studi classici in Firenze; grande incremento delle Belle Arti. [An. 1378-1434.] [227]
Decadenza sollecita delle latine lettere: abbandono degli studi classici. — Primo il Petrarca diede moto alla ricerca degli antichi scrittori: promosse lo studio anche del greco, e seco il Boccaccio. Istituzione in Firenze l’anno 1360 d’una cattedra di greco, prima in Occidente. — Coluccio Salutati e sua grande fama. — La lingua volgare fu allora trascurata dai letterati, ma progrediva nell’uso dello scrivere familiare. — Franco Sacchetti e sue Novelle. — Il Pecorone di ser Giovanni Fiorentino. — Cronisti: Marchionne Stefani, Piero Minerbetti, Gino e Neri Capponi, Iacopo Salviati, due Buoninsegni, Giovanni Morelli, Goro Dati, Bonaccorso Pitti. — Scrittori ascetici e morali: frate Giovanni Dominici. — Leonardo Aretino: sua Istoria di Firenze, suoi Commentarii e traduzioni di autori greci. — Studio fiorentino: Emanuele Crisolora v’insegna il greco, an. 1396: Lorenzo Ridolfi e Marcello Strozzi spiegano leggi; Paolo Minucci insegna il diritto feudale; Paolo da Castro fu ordinatore dello Statuto fiorentino; il cardinale Francesco Zabarella e Fra Leonardo Dati maestri in teologia; Filippo Villani e Giovanni da Ravenna tennero la cattedra per l’illustrazione della Divina Commedia. — Cessò lo Studio l’anno 1421. — Niccolò da Uzzano aveva lasciato l’eredità sua per un Collegio di cinquanta alunni, ma il testamento non fu eseguito. — Molti uomini ricchi s’adopravano a cercare e a fare copiare libri latini e greci, fra tutti insigne Palla Strozzi: Ambrogio Traversari, monaco autorevole per dottrina, tradusse dal greco autori antichi. — Niccolò Niccoli e sua famosa biblioteca. — Poggio Bracciolini da Terranova, cercatore indefesso e soprattutti fortunato di libri classici: sua Istoria fiorentina, trattati latini e lettere. — Nei letterati era corruttela; migliori gli artisti, ed il secolo non tutto guasto. — Masaccio e frate Giovanni Angelico pittori. — Luca della Robbia e sua famiglia, loro bassorilievi di plastica verniciata. — Filippo Brunelleschi, Cupola del Duomo, chiese di Santo Spirito e di San Lorenzo, Palazzo dei Pitti. — Donatello e sue opere di scultura. — Lorenzo Ghiberti: porta maggiore di San Giovanni ed altre sue opere in bronzo e orificerie.
Libro Quinto.
Capitolo I. — La Repubblica sotto a Cosimo de’ Medici. — Altra guerra contro Lucca. — Concilio di Firenze. — Niccolò Piccinino in Toscana. — Acquisto di Borgo San Sepolcro e del Casentino. [An. 1434-1441.] [245]
Nuovo indirizzo dato al Governo. — Grande numero di sbanditi: Palla Strozzi. — Arte usata da Cosimo. — Congiure, condanne. — Guerre intorno a Roma e nella Marca. Pace col Visconti. — I Genovesi in battaglia di mare fanno prigione il re Alfonso d’Aragona: poi scosso il giogo del Visconti, hanno soccorsi dai Fiorentini. — Eugenio IV prima di lasciare Firenze consacra la nuova chiesa di Santa Maria del Fiore. — Niccolò Piccinino entra in Toscana mandato dal Duca; pei Fiorentini vi entra Francesco Sforza: la guerra si rompe di nuovo in Lombardia: i Fiorentini assaltano Lucca e acquistano Montecarlo. — Viluppi della politica italiana: i Fiorentini costretti fare pace con Lucca. — An. 1439, Concilio in Firenze per l’unione tra la Chiesa Greca e la Latina. — Arti di Filippo e del Piccinino. Lo Sforza mandato dai Fiorentini al soccorso dei Veneziani. Guerra tra’ due grandi condottieri. Il Piccinino accompagnato dai fuorusciti fiorentini passa in Toscana. — Sua grave rotta sotto Anghiari [29 giugno 1440]: egli e i fuorusciti abbandonano la Toscana. — Morte di Rinaldo degli Albizzi. — I Fiorentini acquistano Borgo San Sepolcro e il Casentino cacciandone la famiglia dei conti Guidi. — 1441. Pace col Visconti.
Capitolo II. — Interne cose della Repubblica. — Balìa del 1444. — Guerra del re Alfonso in Toscana. — Guerre in Lombardia. [An. 1441-1450.] [275]
Uccisione di Baldaccio d’Anghiari. — Cosimo de’ Medici e Neri Capponi. — Sono rifatte le Borse nelle quali entrano nuovi uomini. Famiglie di Grandi riammesse agli uffici ma poche per volta. — Al Catasto abolito viene sostituita una Decima Scalata, per la quale un maggiore aggravio cadesse su’ ricchi. Frequente ripetizione di quella gravezza. Arbitrio nell’imporla: modi per impoverire gli avversari ed arricchire alcuni amici: Monte delle Doti. — Lagnanze ed accuse contro a quello Stato. — Nuova Balía, nuovo squittinio, famiglie escluse dagli uffici, revisione delle antiche leggi. — Guerre tosto riaccese nella Marca. — Francesco Sforza diviene genero del duca Filippo. — Fine di Niccolò Piccinino. — Alfonso d’Aragona entrato in Toscana combatte Piombino, poi ritiene Castiglione della Pescaia. — Niccolò V si fa mediatore di una pace che si trattò in Ferrara. — 1447. Morte di Filippo Maria Visconti. — Milano costituitosi in Repubblica e per vari inganni ora difeso e ora oppugnato dai Veneziani e da Francesco Sforza, cede infine a questo che l’anno 1450 si fa proclamare duca di Milano.
Capitolo III. — Amicizia con Francesco Sforza duca di Milano. — Nuova Balìa e nuovo Catasto. — Vecchiezza e morte di Cosimo de’ Medici. [An. 1450-1464.] [297]
Cosimo dei Medici si era tenuto sempre amico Francesco Sforza. Motivi personali che egli ne aveva e motivi pubblici. Pericoli dalle ambizioni dei Veneziani ed ora da quelle del re Alfonso d’Aragona. — Sovvenzioni allo Sforza col danaro della Repubblica. — Difficoltà incontrate da Cosimo nei Consigli e nella opinione popolare. — Arti usate da lui e dalla sua parte: magistrati fatti a mano. — I Bolognesi chiamano un giovane del Casentino a governare la città loro col nome di Santi Bentivoglio. — Si rompe la guerra dai Veneziani e dal re Alfonso contro al nuovo Duca di Milano ed ai Fiorentini. — 1452. Viene in Firenze Federico imperatore. — Ferdinando figlio del re Alfonso scende in Toscana, ma per breve tempo. — Guerra in Lombardia. — I Fiorentini chiamano Renato d’Angiò all’impresa di Napoli: questi, senza aver fatto cosa di conto, torna in Francia. — Costantinopoli è preso dai Turchi, 1453. — Pace di Lodi, 1454. — Morte del re Alfonso. — Ingiustizia in Firenze delle tasse: Giannozzo Manetti. — Arti di Cosimo per nascondere la sua potenza. — 1457. Morte di Neri Capponi. — Grande e terribile uragano. — 1458. Rinnovazione del Catasto. Nuova forma che piglia la guerra tra’ pochi e i molti. Condanne. — Abbassamento del Potestà, gli onori di Capo dello Stato essendo attribuiti al Gonfaloniere. — Potenza e vanità di Luca Pitti: accorgimento del vecchio Cosimo. — Pio II in Firenze. — Grandi feste. — Morte dell’arcivescovo Sant’Antonino. — 1464. Pio II muore in Ancona, dove aveva chiamato una grande Crociata contro ai Turchi. — 1º agosto. Morte di Cosimo dei Medici. Sue qualità, sue ricchezze, magnificenza di edifizi, servigi resi da lui alle lettere ed alle arti.
Capitolo IV. — Piero di Cosimo de’ Medici. [An. 1464-1469.] [331]
I principali di quello Stato, ma ciascuno con diversi pensieri, cercano abbassare la potenza di Piero dei Medici: i Magistrati tornano ad essere tratti a sorte. — 1466. Per la morte di Francesco Sforza le due parti vengono a guerra scoperta, gli avversari di Piero de’ Medici negando sovvenire con danari alle necessità del nuovo duca Galeazzo Maria, e ciascuna armandosi dentro la città e avendo aderenti fuori. La vita di Piero è insidiata, ma questi poi col tirare a sè Luca Pitti, ripiglia lo Stato con l’esilio dei suoi nemici. — I Veneziani muovono contro alla Toscana, ma segretamente, il vecchio capitano Bartolommeo Colleoni insieme co’ fuorusciti di Firenze. Viene con esso a battaglia Federigo conte di Urbino, Capitano della Lega. Scontri per terra e per mare: parole del Duca di Milano: infine, 1468, Paolo II fattosi arbitro della pace, la impone a tutti gli Stati d’Italia. — Acquisto di Sarzana. — Grandezza principesca della Casa Medici: educazione di Lorenzo: sue visite alle Corti d’Italia, e fama ch’egli si acquistava: suo matrimonio. — 3 dicembre 1469. Morte di Piero de’ Medici.
Capitolo V. — Giovinezza di Lorenzo e di Giuliano de’ Medici. — Ribellione di Volterra. — Congiura de’ Pazzi; morte di Giuliano. [An. 1469-1478.] [353]
Lorenzo capo effettivo dello Stato. — Venuta in Firenze del Duca di Milano: grandi sontuosità, grandi feste. — Consigli del Popolo e del Comune aboliti. Consiglio dei Cento, nel quale entravano i più fidati: pure difficoltà grandi a far passare le nuove leggi, a scemare il numero delle Arti, a vendere i beni della parte Guelfa che diventò Magistrato per la cura delle opere pubbliche. Fiducia riposta da Casa Medici negli Accoppiatori che presiedevano alle tratte. Bargello per il contado con uomini armati. — Ribellione dei Volterrani offesi da Lorenzo per un suo privato interesse: grande radunamento di forze contro a quella città che si rende a patti, violati crudelmente dai vincitori. — 1471. Sisto IV nuovo papa, e sua famiglia. — Pratiche per fare Giuliano cardinale: sua giostra. — Nuovi ordini a vie più stringere il governo: cessa il Capitano del Popolo, l’Esecutore degli Ordini di Giustizia ridotto a Bargello, imposte al Potestà le sentenze ch’egli deve pronunziare. — Uccisione di Galeazzo duca di Milano, 26 dicembre 1476. — Sisto IV. Girolamo Riario. Francesco dei Pazzi. Offese di Lorenzo contro alla famiglia dei Pazzi. — Francesco Salviati arcivescovo di Pisa. — Iacopo dei Pazzi capo di questa famiglia. — Francesco s’intende in Roma con Girolamo Riario, ed essi fanno il Papa consentire alle pratiche per una mutazione di Stato in Firenze. — Apparecchi alla esecuzione della congiura. Venuta in Firenze del giovane cardinale Raffaele Riario. I congiurati si fermano nel pensiero d’uccidere i due fratelli in Duomo la domenica 26 aprile 1478. — Francesco dei Pazzi trafigge a morte Giuliano: Lorenzo da due altri congiurati ferito nel collo, si rifugia in sagrestia. — L’arcivescovo Salviati con altri va in Palagio per occuparlo; Iacopo de’ Pazzi con una frotta di armati viene in Piazza, ma niuno lo segue; molto popolo amico ai Medici accorre. Dentro al Palagio i congiurati sono presi; l’Arcivescovo con altri appiccato alle finestre, dalle quali è il rimanente gettato in Piazza. Lorenzo dalle finestre di casa sua si mostra al popolo. La plebe infuria. Francesco dei Pazzi colto nel letto suo è condotto in Palagio ed appiccato con gli altri; quanti dei Pazzi trovarono, tutti uccisi. Il vecchio Iacopo de’ Pazzi, colto nella fuga, è portato ad appiccare anch’egli in Palagio: la plebe fa del suo cadavere nefando ludibrio. — Condanne contro alla famiglia dei Pazzi. — Di Giuliano dei Medici nacque un figlio che divenne poi Clemente VII.
Capitolo VI. — Guerra con Sisto IV. — Lorenzo de’ Medici a Napoli. [An. 1478-1480.] [380]
Contegno di Sisto IV dopo avuta la notizia di quei tristi fatti: più tardi le ire si accendono in Roma e in Firenze. Breve di scomunica e di persecuzione contro a Lorenzo dei Medici; la città è interdetta: richiami e scritture contro al Breve; Lorenzo invoca soccorso dai Principi della cristianità. — Cominciano le ostilità: Breve del Papa, a cui risponde pubblicamente Lorenzo in Palagio. Gli è data una guardia di dodici armati. — Guerra in Toscana. — Proposta del Papa rigettata. Favore di Luigi XI per Lorenzo: negoziati in Italia e fuori. — Diviene la guerra sempre più difficile: la città stracca, minaccia voltarsi contro a Lorenzo. Questi, mancandogli alleati certi, delibera arditamente di gettarsi in braccio al re Ferrando suo nemico. — 6 dicembre 1479. Espone in Pratica ristretta il suo consiglio e parte per Napoli: varie impressioni di questo fatto nella città, che rimane quieta. — Lorenzo in Napoli si guadagna favore in Corte e nella città. Lunghezze del Re; partenza improvvisa di Lorenzo, alla quale tiene dietro il trattato della pace. Letizia in Firenze. — Il Duca di Calabria venuto a Siena fa mostra di volerne occupare la signoria. — I Turchi in Otranto; al che Alfonso lascia la Toscana, andato a combatterli con sua molta gloria. — I Fiorentini mandano a chiedere assoluzione, la quale il Papa solennemente concede.
Capitolo VII. — Governo di Lorenzo. — Moti diversi e indi pace universale. — Morte di Lorenzo. [An. 1480-1492.] [403]
Balía eletta senza le forme consuete di Parlamento. Formazione di un Consiglio Maggiore con autorità sovrana. A questo o a parte di esso appartenga la scelta dei minori uffici. — Ordine dei Settanta, anch’esso permanente e da rinnovarsi dentro sè stesso: aveva le attribuzioni d’un Senato da stare a fianco della Signoria: da questo dovevano uscire gli uffici più rilevanti. — Riforma del Catasto ridotto a imposizione progressiva. — Provvedimenti circa al Monte Comune e a quello delle Doti, nei quali il servirsene che i Medici facevano di continuo aveva condotto grandi disordini. — Liberazione d’Otranto. — Guerre del Papa e dei Veneziani contro Ferrara, e del Duca di Calabria unito a Lodovico Sforza e ai Fiorentini nel Patrimonio e nella Romagna e in Lombardia. — Pratiche per la convocazione di un Concilio. — Pace separata di Sisto IV. — Dieta in Cremona dei collegati contro a’ Veneziani, dove andò Lorenzo dei Medici. — Pace di Bagnolo. Morte di Sisto IV, 1484. — Mutazioni in Siena col favore di Lorenzo. — Guerra co’ Genovesi per Sarzana e acquisto di Pietrasanta. — Congiura in Puglia dei Baroni, e guerra intorno a Roma; indi pace. — Sarzana riacquistata: Lorenzo de’ Medici in campo. — Uccisione di Girolamo Riario; moti nella Romagna. — Grande favore di cui godeva in Roma Lorenzo: maritaggio d’una sua figlia con Franceschetto Cibo. Giovanni de’ Medici fatto Cardinale. — Pace universale in Italia. — Grandezza e fama di Lorenzo. — Sua famiglia. — Sue arti di Governo. — Come si giovasse del denaro pubblico; cerca di rinnalzare Pisa. — Di quante cose fosse centro la Casa Medici, e quali uomini vi convenissero. — Malattia e morte di Lorenzo. Parvero con lui avere termine le felicità d’Italia.
Capitolo VIII. — Scienze, Lettere ed Arti sotto il governo repubblicano di Casa Medici. [An. 1434-1494.] — La lingua toscana diviene italiana. [430]
Ampliazione degli studi. I Greci in Firenze: Accademia Platonica iniziata nei tempi di Cosimo. — Marsilio Ficino. — Francesco da Diacceto continuatore della sua scuola. — Cristoforo Landino: suoi libri latini. — Leone Battista Alberti scrittore ed artista. — Sant’Antonino. — Giannozzo Manetti dotto in ebraico. — Segretari della Repubblica, Matteo Palmieri, due Marsuppini, Bartolomeo Scala, due Accolti. — Filippo Bonaccorsi, Paolo Cortese. — San Bernardino da Siena predicatore popolare. — Enea Silvio Piccolomini, papa col nome di Pio II; suo vario ingegno e sue opere. — Paolo Toscanelli consultato dal Colombo; suo gnomone. — Cenni sopra Leonardo da Vinci, Fra Luca Pacioli. — La pittura dopo Giotto. — I Ghirlandai, i due Lippi, Benozzo Gozzoli, Sandro Botticelli. — Andrea del Verrocchio: Mino da Fiesole e altri scarpellini che divennero scultori. I due da San Gallo, il Sansovino e il Cronaca, architetti. — Un poco più tardi. Fra Bartolommeo da San Marco e Andrea Del Sarto segnano il colmo nell’antica scuola della pittura fiorentina. — Maso Finiguerra, il Botticelli e Antonio Pollaiolo incisori in rame. Oreficeria, miniature in cartapecora. — Poesia sul finire del quattrocento. Feo Belcari, il Burchiello. Il Morgante di Luigi Pulci. — Angelo Poliziano. Girolamo Benivieni. — Lorenzo de’ Medici.
I letterati del quattrocento poco stimavano il volgare e poco l’usavano. Nemmeno ai sommi del secolo precedente facevano grazia: scrivevano latino o latineggiavano l’italiano. — La lingua nell’uso familiare progrediva, nell’uso dei dotti si era impoverita. — Non era il toscano mai stato parlato in modo solenne così da rendersi autorevole a tutta l’Italia: quindi nei libri mancò il magistero che viene ad essi dalla parola viva; e mancò a questa l’autorità e quella maggiore cultura che viene dai libri. — La sola Toscana ebbe cultura che bastasse fin dal principio della lingua a svolgerla in tutta l’ampiezza sua: nelle altre provincie più era da fare, e quello che si fece rimase dialetto. I dialetti grecizzanti delle provincie meridionali si discostavano dal toscano meno di quelli nei quali era mistura celtica. — Alla fine del quattrocento era già nata la stampa, che fu nuovo organo alla diffusione della parola: si fecero in varie città d’Italia edizioni dei sommi toscani. — Da questa provincia uscivano intanto libri atti a farsi popolari, come il Morgante e i libri italiani del Landino. Allora si cominciò a scrivere per tutta Italia in lingua toscana: questa deve tra i non Toscani all’Ariosto l’essere divenuta universale alla nazione. — Niccolò Machiavelli e Francesco Berni scrittori sommi. — Ma subito dopo l’Italia decadde; il nostro livello tra le altre nazioni discese ad un tratto: il popolo di Toscana meno operando, inventava meno; mancò la fiducia, mancò lo stimolo alle volontà; v’era in Italia poco da fare. — Mancò nei libri quello che si impara fuori dei libri; vennero i letterati, sparve il cittadino. — La lingua toscana non tenne mai signoria vera. Quello era il tempo dei grammatici che sono i fisiologi della lingua, come i fisiologi sono i grammatici della vita: viveano le lettere di basse facezie e nobiltà false. — Più tardi la scuola di Galileo rialzò la Toscana per oltre un secolo. — Ma quando in Italia si cercò l’unione anche nel fatto della lingua, apparve in questa la mancanza d’un’autorità sovrana ed egualmente da tutti ubbidita. — La lingua in Italia sarà quello che sapranno essere gli Italiani.
Appendice di Documenti.
I. Provvisione del 21 luglio 1378, approvata nei consueti Consigli a’ 21 e 22 [471]
Altra Provvisione dell’11 settembre 1378, approvata c. s. a’ dì 11 e 12 [476]
Altra del 28 settembre 1378, approvata il 28 e 29 [480]
II. Provvisione del 21 gennaio 1381 dall’Incarnazione [487]
Altra Provvisione dello stesso giorno [488]
Altra Provvisione come sopra [490]
Altra Provvisione come sopra [ivi]
Provvisione del 22 gennaio 1381 dall’Incarnazione [492]
Altra Provvisione de’ 23 gennaio 1381 come sopra [496]
Altra del 24 gennaio [ivi]
Provvisione del 27 febbraio 1381 come sopra [499]
Provvisione del 15 marzo 1381 dall’Incarnazione approvata negli opportuni Consigli a’ dì detto e a’ dì 16 [502]
III. Parlamento generale del 19 ottobre 1393 [504]
Provvisioni della Balìa, creata nel suddetto Parlamento, de’ 20 ottobre 1393 [507]
Altre Provvisioni della Balìa, come sopra, de’ 21 ottobre [514]
IV. Lettere della Signoria concernenti all’acquisto e alla conservazione di Pisa. 1402-1407 [518]
V. Ordine degli Uffici della Repubblica di Firenze [524]
Descrizione delle feste di San Giovanni [531]
VI. Elenco delle Commissioni di Rinaldo degli Albizzi per il Comune di Firenze [535]
VII. Tre lettere della Signoria di Firenze a Neri Capponi, oratore a Siena, per il caso di Brolio. Ottobre 1434 [542]
VIII. Istruzione di Sisto IV a messer Antonio Crivelli mandato suo al re Ferrando. Risguarda le cose di Città di Castello, tenuta da Niccolò Vitelli [544]
IX. Confessione di Giovan Batista da Montesecco relativa alla Congiura de’ Pazzi [547]
X. Istruzione di Sisto IV a messer Antonio Crivelli mandato suo al re Ferrando; scritta mentre Lorenzo era tuttora a Napoli e il Re si vedeva già inclinato ad accordarsi con lui. Febbraio 1480 [559]
XI. Lettera contenente le istruzioni e consigli di Lorenzo de’ Medici al figlio Giovanni, quando fatto Cardinale, andava a Roma nel marzo 1492 [564]

STORIA DELLA REPUBBLICA DI FIRENZE.

LIBRO QUARTO.

Capitolo I. TUMULTO DE’ CIOMPI. — MICHELE DI LANDO. [AN. 1378.]

Abbiamo sul fine del precedente Libro, dov’è rimasta la narrazione dei fatti civili, mostrato come le due contrarie parti andassero innanzi ciascuna per sè, fatte all’ultimo più temerarie, e dividessero la Repubblica. Mentre era delitto parlare d’accordi e osservare l’Interdetto, dal canto loro i Capitani della Parte guelfa nei due mesi di settembre e ottobre 1377 più infierivano nelle ammonizioni, le quali ruppero ogni freno quando la parte che voleva la guerra col Papa non valse a reggere nel proposito: da quel tempo fino a luglio 1378 leggo essere state ottantasette le ammonizioni, che spesso colpivano intere famiglie.[1] Aveano trovato i Capitani un cotal modo pel quale venivano a rimanere in ufficio durante un anno, essi o i più stretti aderenti loro; quel fare le borse donde traevansi gli uffici, e poi sovente nemmeno starsene alla sorte, facilitava gli arbitrii: uno era tratto dei Ventiquattro, dai quali secondo la Riforma del 66 dovevano essere approvate le sentenze, e se non piaceva, levarsi una voce tra i preposti allo squittinio: «Io l’ho veduto andare in villa:» la polizza era rimessa dentro; e così via via, finchè non uscisse tale che fosse a grado loro. Guidava la Parte una consorteria di pochi, dei quali i nomi si trovano registrati: Lapo da Castiglionchio, anima e capo di tutta la setta. Avevano anche fatto un Gonfalone con l’antica arme del re Carlo, ed a portarlo un Gonfaloniere che fu Benghi Bondelmonti; ripigliavano le antiche forme che inaugurarono la Repubblica, quasichè volessero tutta ora metterla nella Parte. Le sentenze pronunziavano di notte, o fosse per ischifare tumulti, o ad accrescere il terrore pigliando sembianza di segreto tribunale. Nessuno poteva tenersi sicuro, e non bastava essere guelfo (come dicevano) più di Carlomagno; ai caporali quando passavano, ed ai cagnotti o aguzzetti loro, un trar di berretta più che alla Signoria: gli impauriti cercavano riscattarsi o per moneta o per favore, e facendo parentadi o disfacendoli, per avere scampo a sè stessi o protezione.

A chi legga queste cose ed i cronisti generalmente abominare la furia dell’ammonire come una proscrizione che desse nel sangue, potrebbe sembrare che un divieto di quella sorta non fosse cosa pari al terrore ch’ella ispirava, ed agli effetti che ne seguirono. Ma era entrata la vita pubblica in questo popolo così addentro, che a non avere parte allo Stato pareva essere come nulla.[2] Inoltre le leggi non avevano imparato per anche a difendere l’universale dei cittadini e fare a tutti le parti eguali: tenere lo Stato importava pagar meno; ed era mestieri procacciarsi l’amicizia d’un qualche possente a fine di avere sorte più equa nella distribuzione di quelle gravezze, le quali erano personali.[3] Invano più volte si aveva cercato formare una Tavola o Catasto delle possessioni per via di portate che ognuno facesse dei propri suoi beni, ma fu attraversato dai più ricchi perch’erano sempre i più favoriti; e ad ogni passo nacquero tali difficoltà, che il provvedimento buono fu abbandonato come impossibile. Infino dal secolo XIII era stato tentato l’Estimo degli immobili, o almeno comandato; ed una prova ne venne fatta l’anno 1355, la quale al solito riuscì male.[4] Aveva anche il Duca di Calabria nel 1326 ordinato stimare l’entrata che avesse ciascuno così degli stabili come dei mobili e guadagni; ma pur questa diede luogo a grandi lagnanze, nè in tale modo fu ritentata.[5] Vedremo or ora intorno a ciò una petizione, la quale però aspettò ancora una cinquantina d’anni prima di avere adempimento.