Tutti costoro hanno bisogno di tenere sotto loro molti, che scrivano, e facciano quelle cose, che sono ordinate loro.
L’uficio, e balìa, e autorità, e potenza de’ detti Signori è grande senza misura; ciò che vogliono, possono, mentre che dura il loro uficio, ma non aoperano questa potenzia, se non in certi casi necessari, e stremi, e di rado; anzi seguitano secondo gli ordini fatti per lo Comune, e non possono essere dopo l’uficio compiuto sindacati, nè corretti d’alcuna cosa, che fatta avessono, se non per baratterìa, o simonìa, e questo ha a conoscere uno uficiale, e rettore forestiere, che si chiama Esecutore degli ordini, e quando non ci è, succede in suo luogo, il Podestà di Firenze.
Poi è l’uficio de’ sedici Gonfalonieri delle compagnie e comincia adì otto di gennaio, e dura per quattro mesi, sicchè in un anno si mutano tre ufici; questi hanno sempre a ogni richiesta de’ Signori, che è quasi ogni dì essere a’ loro piedi a consigliare come fanno i cardinali, e ’l Papa, e la mattina, che entrano, si fa festa a botteghe serrate, e stanno i Signori in sulla ringhiera fuori del Palagio, e simile i rettori con loro, e uno de’ detti rettori monta in un’altra ringhiera, o vogliamo dire pergamo, e fa una bella orazione a onore di quella signoria, e de’ Gonfalonieri, e a ciascuno è dato il suo Gonfalone in mano, e con trombe, e pifferi innanzi se ne vanno a casa loro accompagnati, e onorati da tutto il popolo, e tutti gli uomini del Gonfalone vanno in compagnia col suo, e dreto al suo Gonfaloniere, e ciascuno Gonfalone ha sotto se tre pennoni di quel segno medesimo, che si danno dove i Gonfaloni; costoro non hanno a fare altro, se non a’ bisogni essere con quel segno a seguire il suo Gonfalone.
Poi v’è uno uficio, che si chiama Dodici buoni uomini, che sono tre di ciascun Quartieri, e dura tre mesi; cominciano per il primo uficio adì 15 di marzo, e durano mentre che ’l dì cresce, e a mezzo giugno, che comincia il dì a scemare, entrano gli altri, e durano infino che ’l dì è uguale alla notte; poi gli altri infino al minorare, dipoi gli altri infino a’ dì iguali di mezo marzo, e questo è con certo misterio, e hanno a stare ciascuno dì, quando i Signori mandano per loro, a’ loro piedi a consigliare, e per ordine di Comune sono molte cose di grande importanza, che non si possono fare per gli Signori sanza i Dodici.
Questi due ufici, Gonfalonieri, e Dodici si dicono Collegi, e sono molto onorati appresso de’ Signori.
Poi è il Consiglio del Popolo, che sono dieci per Gonfalone, e tutti i Consoli dell’Arti insieme co’ Signori, e Collegi, e certi altri ufici, che sono in tutto circa dugento cinquanta, per lo qual consiglio s’hanno a conservare le leggi, e statuti, e ordini di Comune già fatti per li Signori, e Collegi, e se non si vincesse per le due parti del detto consiglio insieme col loro colle fave nere, e bianche in segreto, non vale niente, e non può andare innanzi.
E quello, che sarà confermato per lo detto consiglio, bisogna, che vada poi un’altra volta a partito in un altro consiglio, che si chiama consiglio del Comune, dove sono circa dugento insieme co’ Signori, e Collegi, e non essendo confermato, e vinto per le due parti, simile in questo secondo consiglio non vale, ma le cose giuste, e utili, e oneste si vincono, e intendesi essere legge di Comune.
L’uficio de’ Dieci di balìa, che sono eletti a boce, ovvero colle fave sanza farne borsa, sono uomini valenti, e scelti, e pratichi, e non si fanno, se non a tempo di guerra, e costoro hanno allora di fuori della città, e ne’ fatti della guerra tutta la balía, e potenza de’ Signori, e di tutto il Comune.
L’uficio degli Otto della guardia hanno a stare desti, e attenti contro di chi cercasse di fare, o facesse alcune cose contro al reggimento, e contro alla città, o castelli, o terre del Comune, e non hanno balía di punire, ma di mettere il colpevole nelle mani del Rettore, che ne faccia giustizia.
L’uficio de’ Regolatori sono sei, e hanno a provvedere sempre tutte le rendite, e entrate del Comune, che elleno si mantengano buone, e non sieno maculate, e ’n tutte le spese, che si fanno, provvedere che ’l Comune non sia ingannato, e fare rivedere le ragioni de’ Camarlinghi, e fare riscuotere da chi deve dare.