E ’l primo uficio comincia in Calen di gennaio, e dura due mesi, e così poi l’altro in Calen di marzo, e seguita per tutto l’anno, sicchè in un anno si mutano sei volte; e la mattina quando entrano in uficio, si fa festa per tutta la città colle botteghe serrate, e tutto il popolo va alla piazza per fare compagnia a quegli, che escono dell’uficio passato, e tornano a casa, ciascuno co’ suoi più prossimi vicini, o amici, o parenti, e quegli, che hanno fornito l’uficio de’ due mesi, lasciano l’uficio a’ nuovi, che entrano, e hannogli prima due dì informati di tutte le cose, che hanno tra le mani.
Questi due mesi stanno sempre in Palagio fermi, e in Palagio mangiano, e dormono, e ogni dì stanno a collegio a sedere a udire, e diterminare il bisogno del Comune, e hanno tra loro per ordine uno di loro sempre Proposto, e tocca a ciascuno la sua volta per sorta, e dura tre dì, e tutti gli altri hanno in que’ tre dì a seguire il Proposto, e va innanzi allato al Gonfaloniere, e quello, che è Proposto, è signore di proporre, e mettere a partito fra loro ciò, che a lui pare, e sanza lui que’ tre dì non si può fare alcuna cosa.
Le loro deliberazioni si fanno segrete con fave nere e bianche, e hanno un frate segretario, che riceve in uno bossolo le dette fave; ciascuno glie ne dà in mano una segretamente, e coperta, e il frate la riceve, e mette nel bossolo. Le nere dicono sì, e le bianche dicono no, a volere essere vinto, e deliberato, e’ si conviene che sieno le due parti nere.
Ciascuno ha la sua camera nel Palagio fatta per ordine, e per Quartiere, e quella del Gonfaloniere è in capo di tutte, e ciascuno ha al suo servigio un donzello, che lo governa in camera di ciò fa bisogno, e simile lo serve alla mensa di tagliare, e di ciò fa bisogno, e sono nove donzelli orrevoli, e costumati, e stanno fermi in Palagio, e così ciascuno ha due serventi da mandare in qua, e ’n là, dove fusse bisogno, e al servigio di tutto l’uficio sono cento famigli, che per ordine vanno vestiti di verde, e portano certi segni di Comune, i quali hanno a fare compagnia innanzi, e dietro a’ detti Signori, quando vanno fuori, e hanno a andare per gli cittadini quando i Signori gli vogliono, e questi cento famigli hanno un Capitano forestiero, che si chiama Capitano de’ fanti, il quale è sopra tutti, e hagli a tenere in ordine, e correggere, ed è molto onorato.
E sono di tanta preminenza questi famigli de’ Signori, che quando un di loro fusse dato per compagnia a uno, che avesse bando della persona, o debito, non è alcuno rettore, nè uficiale, nè cittadino, che per la vita sua dicesse, o facesse nulla contro a quel tale, e ’l detto famiglio si concede per partito, e diliberazione de’ detti Signori.
Alla mensa de’ Signori non siede alcun altro, che loro e ’l loro notaio, e’ Signori forestieri, o Ambasciadori di Signori, o di Comuni quando, gli volessono fare onore, o alcuna volta per festa i rettori, e certi uficiali cittadini.
E la mensa de’ detti Signori, si dice, che è sì bene apparecchiata, e riccamente ornata, e pulitamente servita, quanto mensa d’alcun’altra Signoria, e per ordine; e come sono diputati ogni mese alla loro mensa fiorini trecento d’oro, tengono pifferi, e sonatori, e buffoni, e giocolari, e tutte cose da sollazzo, e da magnificenza, ma poco tempo vi mettono, che di presente sono chiamati dal Proposto, e posti a sedere per attendere a’ bisogni del Comune, che sempre abbonda loro faccenda, e mai non vi manca che fare.
Hanno appresso di loro un Notaio, che sta due mesi in Palagio come loro, e alla loro mensa, il quale non ha a fare altro, se non a scrivere le loro deliberazioni.
Hanno un altro Notaio fermo in perpetuo, aiuta quando fa bisogno, e ’l quale tiene i libri delle leggi, e ordini del Comune, e ha a scrivere, e a tenere conto di tutte le informagioni che si fanno per li Signori, e Collegi con loro Consigli.
Hanno uno Cancelliere, che sempre ne sta fermo in Palagio; i quali hanno a scrivere tutte le lettere, e pistole, che si mandano a’ principi del mondo, e a qualunque signoria, e privata persona per parte del Comune, i quali sono sempre poeti, e di grande scienza.