Sono dipoi i Consoli dell’Arte, e ciascuna Arte ha sua casa, e residenza molto onorate, e ornate, dove si raunano due dì per lo meno ogni settimana, a tenere ragione, e udire, e giudicare, e quale Arte ha otto Consoli, e quale sei, e ’n quale sono quattro, secondo che è maggiore, e di maggiore faccenda, e alla sentenza de’ Consoli non si può appellare. Ogni Arte può conoscere, e giudicare la quistione di qualunque, che si richiamasse contro a un sottoposto a quella tale Arte, e contro a ciascuno, che non fusse sottoposto ad alcun’Arte, quando il sottoposto di quell’Arte si richiamasse di quel tale.

L’uficio della Mercatanzia sono uno uficiale forestiere dottore di legge civile, con sei consiglieri cittadini de’ più notabili, e savj, e pratichi uomini dell’Arti dette, uno di ciascun’Arte delle cinque maggiori, che se ne trae fuori quella de’ giudici, e notai, e quella de’ vaiai, e pellicciai, e poi uno come tocca per sorta intra tutte le XIV Arti, cioè le XIV minori, e con esse è quella de’ vaiai, e pellicciai, e pigliasi quello ordine perchè quelle cinque Arti, cioè mercatanti, cambiatori, lanaiuoli, setaiuoli, e speziali, sono mercatanti, e di loro sono eletti a questo uficio pochi, ma solamente que’ sono i vantaggiati, e innanzi a questo uficio vengono tutte le grandi quistioni, e gran casi di tutto il mondo, e liti di cose fatte per mare, e per terra, e di compagnie, e di falliti, e di rappresaglie, e d’infiniti casi, e dannovisi giustissimi giudicj, e notabili determinazioni, e alle loro sentenze non si può appellare. Questo uficio ha una casa, e un palazzo assai grande, e onorato, e ornato, e magnifico, e dura l’uficio de’ Sei tre mesi, e l’uficiale forestiere sei mesi, e bisogna, che tenga ferma abitazione nel detto palazzo egli, e suoi notai, e famigli, e non vi può menare sua donna, nè figliuoli.

Resta a dire de’ tre rettori principali, Podestà, Capitano, Esecutore, che bisogna, che sieno forestieri, di luogo di lungi a Firenze per lo meno miglia sessanta, e dura l’uficio loro mesi sei, e non può tornare altra volta infra dieci anni, nè egli, nè suoi giudici, se non fusse per deliberazione del Comune vinta per gli consigli, che interviene rade volte. Questo si fa perchè quello Rettore non abbia parenti, nè amici, nè conoscenti, nè grandi, nè minori, se non gli ordini, e le leggi della città, i quali dee osservare, e hanno grandissima balìa, e stanno con grandissima onoranza. In prima

Il detto Podestà tiene con seco quattro giudici dottori in legge civile, e sedici notai, perchè alla sua corte si piatisce di tutti i casi civili, di reditadi, di testamenti, e lasci di dote, di compre e vendite, di tutti e’ casi, de’ quali apparisce strumento pubblico, e hanno a conoscere, e terminare di ragione; poi dee tenere molta famiglia, e cavalli, e ha di salario in sei mesi fiorini dumilatrecento, e sta in un bellissimo palagio, e non può essere Podestà, nè Capitano in Firenze alcuno, se non conte, o marchese, o cavaliere, e che sia guelfo, e l’esecutore conviene, che sia il contrario, e non de’ detti gradi, ma che sia uomo popolare, e guelfo, e ’l Capitano, e ’l Podestà, e lo Esecutore hanno tutti balìa sopra i condannati, e sbanditi, e contro a tutti i micidj, e furti, e falsarj, e ogni cosa criminale. Il Capitano si dice del Popolo, e il segno suo è per guardia della città, e dello Stato, e reggimento d’essa, e ha balìa di fatto contro a chi tentasse alcuna cosa contro a reggimento; lo Esecutore ha balìa di fatto solamente contro a’ grandi uomini in difensione de’ popolani, e minori, e questo fu trovato per antico tempo a riprimere la superbia de’ maggiori, e farò senza più dire degli ufici drento della città.

Ma gli uficj di fuori sono quegli, di che i cittadini avanzano, e hanno salario, e premio, e sono i principali, e maggiori; in prima

Capitano di Pisa, Capitano d’Arezzo, Capitano di Pistoia, Capitano di Volterra: questi sono Signori di quelle Terre, mentre che durano sei mesi di tali ufici, e hanno balía per la guardia della Terra di ragione, e di fatto sanza misura. Appresso Podestà di Pisa, Podestà d’Arezzo, Podestà di Pistoia, Capitano di Cortona, Capitano del Borgo a San Sepolcro, Podestà di Prato, Podestà di Colle, Podestà di San Gimigniano, Podestà di Monte Pulciano, e altri, che hanno a governare i casi civili, e criminali, e menare suo’ giudici, e famigli assai, e sono molto onorati. Poi sono Vicario di San Miniato, Vicario di Val di Nievole, e di Pescia, Vicario di Firenzuola, Vicario di Poppi, e del Casentino, Vicario d’Anghiari, tre Vicariati in quello di Pisa; Capitano dell’Alpe di Pistoia, e Capitano di Romagna, e di Castrocaro, Vicario di Poppi, e di tutto il Casentino, Podestà di Castiglione Aretino, Podestà, ovvero Capitano di Maremma di Pisa. Poi sono tanto numero di Podestà in tutte l’altre terre, che sarebbe troppo lungo dire, a volerle sapere. A questi ufici sono eletti in Firenze buoni, e discreti cittadini il più che si può, e vanno in detti luoghi per acquistare chi onore, e chi avere, e chi l’una cosa, e chi l’altra; e interviene spesso, che sono di quelli, a chi viene fatto d’acquistare in tutto, o in parte di quel ch’è detto, e alcuna volta il contrario, cioè vergogna, e danno, perocchè i fatti degli uomini di Firenze non possono essere nascosi, e hanno troppi occhi addosso, e chi fa bene, n’acquista il merito, e chi fa male tosto è manifesto, ed è punito, e corretto, e gastigato per debito di giustizia, e per esemplo degli altri; e quando detti uficiali tornano in Firenze delle dette Terre, sono bene esaminate l’opere fatte per loro, e a ciascuno è retribuito a Firenze secondo il merito, e per la virtù di questa giustizia i buoni sono sempre invitati, e confortati a ben fare, e i rei e malvagi, puniti e spaventati, e il bene cresce, e il male si spegne, e seguitano una concordia in Firenze di grandi, e minori, e mezzani onorati ciascuno secondo suo grado, e secondo i loro meriti, che ne seguita una melodia sì dolce, che la sente il Cielo, e muove i santi ad amare questa città, e difenderla da chi volesse guastare tanto tranquillo e pacifico stato.

Appresso vi sono, come dissi in principio, il gran numero di buoni uomini e donne, che sempre con orazioni e limosine, e sante operazioni impetrano da Dio misericordia contro a’ viziosi, che non può essere, che non ve ne sieno, a tale che per amore de’ buoni Nostro Signore Iddio ha guardata, e conservata quella città, e accresciuta quanto altra città d’Italia. Amen.

DESCRIZIONE DELLE FESTE DI SAN GIOVANNI.

Quando ne viene il tempo della Primavera, che tutto il Mondo rallegra, ogni Fiorentino comincia a pensare di fare bella Festa di San Giovanni, che è poi a mezza la State, e di vestimenti, e di adornamenti, e di gioie ciascuno si mette in ordine a buon’otta; chiunque ha a fare conviti di nozze, o altra Festa s’indugia a quel tempo per fare onore alla Festa mesi due innanzi, si comincia a fare il Palio, e le veste de’ Servitori, e’ pennoni, e le trombe, e i Palj del drappo, che le Terre accomandate, e del Comune danno per censo, e ceri, e altre cose, che si debbono offerere e invitare gente a procacciare cose per li conviti, e venire d’ogni parte cavalli per correre il Palio, e tutta la Città si vede in faccenda per lo apparecchiamento della Festa, e gli animi de’ giovani, e delle donne, che stanno in tali apparecchiamenti; non resta però, che i dì delle Feste, che sono innanzi, come è Santo Zanobi, e per la Ascensione, e per lo Spirito Santo, e per la Santa Trinità, e per la Festa del Corpo di Cristo, di fare tutte quelle cose, che allegrezza dimostrino, e gli animi pieni di letizia, ed ancora ballare, sonare, e cantare, conviti, e giostre, e altri giuochi leggiadri, che pare, che niuna altra cosa s’abbia a fare in que’ tempi infino al dì della vigilia di San Giovanni.

Giunti al dì della vigilia di San Giovanni, la mattina di buon’ora tutte le Arti fanno la mostra fuori alle pareti delle loro botteghe di tutte le ricche cose, ornamenti, e gioie; quanti drappi d’oro e di seta si mostrano, ch’adornerebbero dieci Reami! quante gioie d’oro, e d’ariento, e capoletti, e tavole dipinte, e intagli mirabili, e cose, si appartengono a fatti d’arme, sarebbe lungo a contare per ordine.