Appresso per la Terra in sull’ora della terza si fa una solenne pricissione di tutti i Cherici, Preti, Monaci, e Frati, che sono grande numero di Regole, con tante Reliquie di Santi, che è una cosa infinita, e di grandissima divozione, oltre alla maravigliosa ricchezza di loro adornamenti, con ricchissimi paramenti addosso, quanti n’abbia il Mondo, di veste d’oro, e di seta, e di figure ricamate, e con molte Compagnie d’uomini secolari, che vanno ciascuno innanzi alla regola, dove tale Compagnia si raguna, con abito d’Angioli, e suoni e stromenti d’ogni ragione, e canti maravigliosi, facendo bellissime rappresentazioni di que’ Santi, e di quelle Reliquie, a cui onore la fanno. Partonsi da Santa Maria del Fiore, e vanno per la Terra, e quivi ritornano.
Poi dopo mezzo giorno, e alquanto passato il caldo, circa all’ora del Vespro tutti i Cittadini sono ragunati ciascuno sotto il suo Gonfalone che sono sedici, e per ordine primo, e secondo, e così succedendo vanno l’uno Gonfalone drieto all’altro, e in ciascuno Gonfalone tutti i suoi Cittadini a due a due andando innanzi i più degni, e i più antichi; e così seguendo infino a’ garzoni riccamente vestiti, a offerere alla Chiesa di San Giovanni un torchietto di cera di libbre una per uno, avendo i detti Gonfaloni spesse volte, o la maggiore parte d’essi innanzi da sè uomini con giuochi d’onesti sollazzi, e belle rappresentazioni. Le strade, dove passano, sono tutte adorne alle mura e al sedere di capoletti, spalliere, e pancali, i quali sono coperti di zendadi, e per tutto è pieno di donne giovani, e fanciulle vestite di seta, e ornate di gioie, e di pietre preziose, e di perle, e questa offerta basta infino al coricare del sole, e fatto l’offerta, ciascuno cittadino, e donna si tornano a casa a dare ordine per la mattina seguente.
La mattina di San Giovanni chi va a vedere la piazza de’ Signori, gli pare vedere una cosa trionfale, e magnifica, e maravigliosa, che appena che l’animo vi basti. Sono intorno alla gran piazza cento torri, che paiono d’oro, portate quali con carrette, e quali con portatori, che si chiamano ceri, fatti di legname, di carta, e di cera con oro, e con colori, e con figure rilevate, voti drento, e drento vi stanno uomini, che fanno volgere di continovo, e girare intorno quelle figure. Quivi sono uomini a cavallo armeggiando, e quali sono pedoni con lance, e quali con palvesi correndo, e quali sono donzelle, che danzano a rigoletto. In su essi sono scolpiti animali, e uccelli, e diverse ragioni d’alberi, pomi, e tutte cose, che hanno a dilettare il vedere, e il cuore.
Appresso intorno alla ringhiera del Palagio vi ha cento pali, o più nelle loro aste appiccati in anelli di ferro, e i primi sono quelli delle maggiori città, che danno tributo al Comune, come quello di Pisa, d’Arezo, di Pistoia, di Volterra, di Cortona e di Lucignano, e di Castiglione Aretino, e di certi Signori di Poppi, e di Piombino, che sono raccomandati del Comune, e sono di velluto doppi, quale di vaio, quale di drappo di seta, gli altri tutti sono di velluto, o d’altri drappi, o taffettà listrati di seta, che pare una maravigliosa cosa a vedere.
La prima offerta, che si fa la mattina, sì sono i Capitani della Parte guelfa con tutti i cavalieri, essendovi ancora Signori, Ambasciadori, e Cavalieri forestieri, che vanno con loro con grande numero de’ più onorevoli cittadini della Terra, e col Gonfalone del segno della Parte guelfa innanzi portato da uno de’ loro donzelli in su uno grosso palafreno vestito di sopravvesta di drappo, e il cavallo covertato infino a terra di drappo bianco col segno della Parte guelfa.
Poi seguono i detti pali portati a uno a uno da un uomo a cavallo, quale uomo ha il cavallo covertato di seta, e quale no: come sono per nome chiamati, e’ vannosi a offerere alla chiesa di San Giovanni. E questi pali si danno per tributo delle Terre acquistate dal Comune di Firenze, e di loro raccomandati da un certo tempo in qua.
I ceri soprascritti, che paiono torri d’oro, sono i censi delle Terre più antiche de’ Fiorentini, e così per ordine di degnità vanno l’uno drieto all’altro a offerere a San Giovanni, e poi l’altro dì sono appiccati intorno alla chiesa dentro, e stanno tutto l’anno così infino all’altra Festa, e poi se ne spiccano i vecchi, e de’ pali fassene paramenti, e palj da altari, e parte de’ detti palj si vendono allo ’ncanto.
Dopo questi si va a offerere una moltitudine maravigliosa, e infinita di cerotti grandi, quale di libbre cento, quale cinquanta, quale più, quale meno, per infino in libbre dieci di cera accesi, portati in mano da’ contadini di quelle ville, che gli offerano.
Dipoi vanno, a offerere i Signori della Zecca con un magnifico cero portato da un ricco carro adorno, e tirato da un paio di buoi covertati col segno ed arme di detta Zecca, e sono accompagnati i detti signori di Zecca da circa di quattrocento tutti venerabili uomini matricolati, e sottoposti all’Arte di Calimala Francesca, e de’ Cambiatori, ciascheduno con begli torchietti di cera in mano di peso di libbre una per ciascuno.
Dipoi vanno a offerere i Signori Priori, e loro Collegi colli loro Rettori in compagnia, cioè Podestà, Capitano, e Assecutore, con tanto ornamento, e servidori, e con tanto stormo di trombe, e di pifferi, che pare, che tutto il mondo ne risuoni.