[198]. Commentari nella Vita di Michelangelo Buonarroti (Vasari, tomo XII). — Nardi, Storie, lib. VIII. — Mentre era in torchio questa seconda edizione, venne in luce la Vita di Michelangelo Buonarroti, opera dell’amico nostro signor Aurelio Gotti, corredata di lettere e documenti, tra’ quali ve n’ha che risguardano a questa fuga di Michelangelo. È notabile una lettera di questi a Giovanni Battista Della Palla dove egli racconta misteriosamente di un tale che venne a esercitare sopra di lui qualcosa più della persuasione perchè egli fuggisse, giugnendo perfino a una sorta di violenza. Chi fosse l’ignoto Michelangelo non volle dire; infine aggiugne: «o Dio o il diavolo, quello che si sia stato non lo so.» Intorno a questo mistero faccia ognuno le congetture che vuole, noi dichiariamo non averne alcuna che sia probabile più d’un’altra. Questo medesimo Giovanni Battista dipoi faceva con un’altra lettera a Michelangelo grande pressa perchè egli tornasse, e gli andò incontro fino a Lucca per assicurarsi che non mutasse pensiero; scriveva in nome anche d’altri cittadini, e tale certo era il desiderio dei migliori e dei più autorevoli. — Vedi altre Lettere.

[199]. Lettere alla Signoria di Venezia, 24, 25, 29 settembre, e 6 ottobre.

[200]. Priorista del Paoli. Continuazione dei Ricordi Rinuccini; Firenze, 1840.

[201]. Capello, Lettera de’ 15 ottobre. — Varchi, lib. X. — Paoli, Priorista.

[202]. Malavolti, Storia di Siena.

[203]. Guicciardini, Stor. d’Ital., lib. LIX, cap. 6. — Paoli, ed altri.

[204]. Varchi. — Ammirato, lib. XXX.

[205]. Sassetti, Vita di Francesco Ferrucci, e Lettere di questo ai Dieci, da Prato (Archiv. Stor., tomo IV, parte 2). — Il Busini (Lettera V), dopo avere lodato molto Giovan Battista Soderini, segue a questo modo: «Nè mai Firenze ebbe sì bella coppia, com’erano egli e Marco Del Nero; ma il Soderini di più cuore. Di Giovan Battista ne nacque un ramo, che fu il Ferruccio glorioso, che quanto seppe ebbe da Giovan Battista, perchè cominciò a praticar seco quando era giovine di 15 anni, e lo seguitò sempre fuori, e fu pagatore a Napoli.» — V. Giannotti, Lettera intorno al Ferrucci (tomo I delle Opere; Firenze, 1850).

[206]. Vedi le Lettere degli 11 novembre e 13 dicembre ed altre. Nella prima narra il fatto di San Miniato così brevemente: «Ieri mattina un’ora avanti giorno si andò alla volta di San Miniato, e giunti lì, si dette l’assalto da due bande e vi si entrò. E riducendosi gli uomini della terra nella Fortezza, difendendosi gagliardamente, finalmente combattendo un pezzo, domandarono patti. I patti furono: ch’e’ dovessino rendere la terra libera e la Fortezza alla Signoria di Firenze; e io promessi loro di salvare la roba e le persone, e così si osservò.....» In altre lettere domanda che il Commissario Spagnolo preso, gli sia lasciato come suo prigione, per averne compenso ai 350 ducati che gli era costato nella guerra di Napoli il proprio suo riscatto. Altrove, a proposito della morte dell’Orsini e del Santacroce, scrive: «Alla guerra non ne nasce, nè bisogna per questo sbigottirsi; che quando i tre quarti di noi morissimo per non tornare in servitù, il quarto che resterà sarà tanto glorioso che il resto vi sarà bene speso.»

[207]. Nerli, lib. X. — Varchi, lib. XI. — Segni, lib. IV. — Busini, Lettera XVI. — Capello, Lettere 3, 12 gennaio e 9 febbraio.