III.

Magnifici Domini etc. — Questo giorno scripsi a Vostre Signorie et mandale al signor Commissario Generale, con ordine che subito le mandassi a Vostre Signorie, perchè qui non è rimasto nè cavallari nè cavalli di poste nè nissuno da mandare, salvo che pedoni. Però mando questa per uno diritto al prefato signor Commissario con ordine le mandi a Vostre Signorie, per far intendere a quelle che questa sera, che siamo a hore tre di nocte, è tornato il trombetto dallo illustrissimo Principe di Orange, et ha portato il mio salvocondocto. Però domattina, con più diligentia a me sarà possibile mi transferirò verso Sua illustrissima Signoria, la quale si trova a piè di Cortona; et, secondo di bocca referiscie el decto trombetto, facevano conto di tirare l’artiglieria alla terra, deliberati a fare la batteria per pigliar quella; et pare che quelli della terra fussino d’animo di tenersi. Tamen pare non habbi gente in corpo a suffitientia, che si fa iuditio se havessino fino a mille fanti, che senza dubio non sarieno per sforzarla. Però saria suto bene si fussi deliberato di guardare qualchuno di questi lochi, visto che li inimici non par sien volti a passar avanti, lasciandosi nessuna di queste terre indreto. Però, quando a Vostre Signorie paressi di far provisione qui di cinque o secento fanti da vantaggio, si fa iuditio per questi signori Capitani gagliardemente defendere questa terra. Però V. S. pensino bene quello è da fare et dieno commissione qui al signor Capitano et Commissario quello habbi da fare. Ricordando a Vostre Signorie che buona parte di queste gente sono al fine della paga, et malvolentieri si posson tenere. Et sempre che quelli li vorran tirare alla ciptà, questi Capitani si confortano di tirarsi a buon salvamento. Nè altro per la presente, salvo che di continuo a Vostre Signorie mi raccomando. Di Arezo, a’ dì XIIII di septembre MDXXIX.

Delle V. S.

Servitore
Rosso de Buon del Monte oratore.

Mandossi per un fante a posta di Arezzo diritto al signor Commissario Generale Anton Francesco.

IV.

Magnifici Domini etc. — Hieri scrissi d’Arezzo a VV. SS. quello occorreva. Di poi sono arrivato qui in campo dell’illustrissimo signor Principe d’Orange; e subito arrivato scavalcai al suo alloggiamento, e fatto le debite cerimonie e presentata la lettera di VV. SS., esposi quel tanto da quelle mi fu imposto. E fatti molti discorsi, per ultima conclusione dice, non voler essere intrattenuto di parole, perchè lui ha commessione dalla Cesarea Maestà di appuntare e fare quel tanto che sua persona; e non havendo altra commissione, che non scade più parlare, e che io mandi per potere e pien mandato, per convenire et accordare le cose del Papa e suoi Nepoti; i quali domanda volere essere restituiti in casa loro, com’erano per l’avanti l’arrivata o vero passata del Duca di Borbone. Io ho replicato molte cose, e rimostro che tutte le differenze si potessino havere con la Santità di Nostro Signore, gli ambasciatori che sono verso la Cesarea Maestà hanno più potere di accordare il tutto. Al che lui sempre ha risposto: non volendo trattar seco, non accadeva venire verso Sua illustrissima Signoria. Io non ho mancato di rispondere ad ogni sua proposta gagliardamente, con rimostrargli che ogni cosa si ha a patire per il mantenimento della nostra libertà; e quando lui mi ha domandato dovere egli rendere la città e tutto il dominio a devozione della Cesarea Maestà, gli ho fatto intendere la Città essere benissimo provista et avere 12 o 14 mila uomini da guerra et di sorte fortificata, che quando Sua illustrissima Signoria la vederà non parlerà sì gagliardamente così come fa. Hammi detto che abruceranno il tutto e guasteranno fino alle porte, e molte braverie ch’io ho ributtate gagliardamente, con dire che a noi basta salvare la nostra libertà, e salvata quella, è salvato il tutto; la quale io ho speranza in Dio non ci abbi a mancare. VV. SS. ne adviseranno quel tanto habbi da seguire. Io ho trovato tutto l’esercito qui a piè di Cortona; il quale per quello ho possuto vedere è bellissimo esercito, benchè ancora non l’abbi potuto bene esaminare; e per quanto sono suto raguagliato da qualcuno di questi Italiani sono vel circa 8 mila fanti tra Lanzichenecchi, Spagnoli et Italiani, dipoi la venuta del Marchese del Guasto, che ha condotto circa 2000 Spagnoli, e cavalli, per quello posso giudicare, vel circa, 1000. Et dicono aver dato in preda a l’esercito la città di Cortona, e domani fanno conto dargli l’assalto da tutte le bande per haver notitia non esservi dentro più che 400 huomini vel circa, i quali sino a qui si sono difesi gagliardamente, et hanno ferito e morto qualche decina di fanti. Certificando a VV. SS. che se ci fosse dentro 2000 fanti, io fo giuditio che non la piglierebbono di questo mese, e con gravissimo loro danno. Dispiacemi le cose sieno così exarrutamente lassate con sì poco numero di gente. E perchè come per altre mie ho scritto a VV. SS., in Arezzo ancora ci è mancamento di 6 o 700 fanti, i quali giudicheria quando ci fossino e volessin fare il debito loro gagliardamente, difenderiano quella città; però VV. SS. pensino a quel tanto par loro necessario, e provedere in tempo che le cose possino servire.

Le gente di Ramazzotto e di Città di Castello per anco non sono venute. Secondo dicono, saranno vel circa 2000 fanti: quando venghino aviserò VV. SS.

Alla presenza di tutti questi ragionamenti hauti con l’illustrissimo signor Principe si trovò il Marchese del Guasto e il signor Don Ferrante di Gonzaga e ’l Commissario generale dell’esercito, messer Giovan Antonio Muscettola napoletano. Il Nunzio del Papa et ser Agnolo Marzi, che dicono ci è, per ancora non ho visto; quando accaggi trovarmi dove loro, non mancherò di quello occorrerà, dando aviso di tutto a VV. SS. Conforto quelle con ogni diligentia a fortificare la città, e provedersi di tutte le cose necessarie per la salvazione della nostra libertà; certificandole che quando altro esercito che questo non venghi a’ danni nostri, facilissimamente quelle si difenderanno et salveranno il tutto. Ancora che minacciano guastare il tutto, salvata la libertà è salvare il tutto. Perciò conforto VV. SS. con gagliardissimo animo a volerlo fare senza rispetto alcuno. Così a Dio piaccia concederlo. Nè altro. A VV. SS. del continuo mi raccomando. Sotto Cortona, nel campo Cesareo, a’ 15 settembre 1529.

Rosso Buondelmonti ambasciatore.