Non voliamo mancare di significare alle Signorie Vostre che, subito venuto l’Arciveschovo di Capua, referì alla Excellentia del Principe, havere trovati li oratori mandati dalle Signorie Vostre al Papa; et inteso che non portavano auctorità nissuna di convenire, secondo quello che Sua Sanctità domanda. Sua Excellentia si alterò molto, dicendo che noi li haviamo mostro una cosa per un’altra, et che non vuole più intendere altro. Noi ci ristrigniemmo con la Excellentia Sua, et di nuovo efficacemente li mostrammo quanto cotesta Republica era desiderosa di convenire con la Maestà Cesarea et esser sua devotissima, et al Papa dare le cose ragionevole; et che lui non ha che fare della ciptà più che ciaschuno altro partichulare, ma che l’è libera ec. Et che se Sua Maestà Cesarea consentirà che la ciptà sia occupata, mancherà di quella somma iustitia, per il che dice esser venuta in Italia. Et che Sua Maestà Cesarea se ne servirebbe assai più havendola amica et devota in questo presente stato che altrimenti, perchè mai mancò della fede nè mancherà. Et in conclusione non si è per noi mancato con ogni diligentia di svolgerlo da questa fantasia del Papa et tirarlo al convenir fra noi et la Maestà Cesarea. A che, per assai si sia battuto, non ci è stato ordine che habbi voluto udirne niente, allegando che conoscie bene che il servitio della Maestà Cesarea saria haver la ciptà amica più in questo presente vivere che altrimenti; ma che havendoli Sua Maestà Cesarea promesso, prima consentirebbe di perdere tutto l’imperio suo che manchare di sua parola. Et che Sua Excellentia non ha mancato mostrare a questi Nuntii del Papa et prima alla Sanctità Sua, quanto iniustamente questa guerra ci sia facta, dovendoli assai bastare se lui era restituito in le cose sua legiptimamente: a che Sua Sanctità ha risposto che, hauto che egli harà un certo honore, che in questa cosa stima, dimostrerà a tutto il mondo, che lui non vuole occupare per modo alchuno la ciptà, nè vuole se non le cose iuste, ma esserli buon padre et protectore. Alle qual parole dando Sua Excellentia molta fede, ci consigliava a mandare di nuovo al Papa et rimetterci in le braccia sua; et che interim lui fermeria lo exercito, con questo che le Signorie Vostre fermassino le difese, sì come da Lorenzo Strozi quelle saranno state raguagliate. Mostra Sua Excellentia tenere tanta buona voluntà inverso cotesta ciptà quanto sia possibile, et che dei danni che la riceve et che la potria ricevere dolerli quanto se nel suo stato fusse. Et anche consigliava le S. V. nuovamente mandare allo Imperatore in diligentia, supplicando che volessi contentarsi di voler lassar la ciptà in questo presente stato; et se non altro ne potessi cavare da Sua Maestà, almanco ne cavassi una buona lettera per il Papa che lo confortassi a contentarsi de l’iusto. Hora le S. V. possono secondo noi risolversi, da questo illustrissimo Principe non cavare altra resolutione che questa, et in su questo fondarsi, et mandare questo nuovo oratore con l’ultima loro voluntà, et con nuovo mandato di poter convenire con questo illustrissimo Principe in nome della Maestà; et con commissione (quando occorressi convenire ne’ casi del denaro) che, se pure lo potessimo in modo alchuno volgere con larghi partiti che se li facessino, noi lo possiamo fare. Benchè, come è detto, non crediamo cavarne altra resolutione; perchè, sendo stati lungamente in secreto con Sua Signoria illustrissima et con il signor Marchese del Guasto, habbiamo largamente mostroli la intentione delle Signorie Vostre et il benefitio della ciptà et il dover della iustitia; et ci pare haverne cavato quello che cavar se ne può. Per il che si manda alle S. V. il presente Bernardo Capponi, perchè l’habbino questa salva. Il quale piacerà alle S. V. rimandarci, perchè ce ne serviamo.

Siamo stati con il reverendissimo Arciveschovo di Capua, et inteso che qui non è venuto con altra commissione che secondo l’appuntamento che Sua Sanctità ha con Cesare, che è il sopranarrato, et che assai miglior pacti haria la ciptà, gittandosi nelle braccia di Sua Sanctità che altrimenti. Nè altro ci occorre, salvo che di continuo a V. Signorie ci raccomandiamo. Da Monte Varchi, a’ dì XXVI di septembre MDXXIX.

Di V. S.

Servitori
Rosso de’ Buondelmonti et
Lionardo Ginori oratori.

XII.

Magnifici signori Dieci. — Hiersera per Bernardo Capponi mandato a posta alle S. V. quanto ne occorse scrivemo a quelle, et altro di nuovo non habbiamo che dir loro. Fummo di poi con messer Giovannantonio Muciettola, che è quello che governa il tutto, et havemo alchuni ragionamenti, de’ quali le Signorie Vostre saranno raguagliate da Francesco Marucelli presente latore, il quale viene costì per provedere di certe cose per la persona di questo illustrissimo Principe, et ha conmissione portargliele in qua. Pertanto piacerà a V. S. lasciarlo tornare subito che haverà expedito, perchè così ci ha imposto Sua Signoria illustrissima. Siamo arrivati qui questa mattina, dove staremo questo giorno, nè sappiamo quando diloggieremo di qua, che par pure debbino aspectare l’artiglieria di Siena. Nè altro, salvo che del continuo a V. S. ci raccomandiamo. Da Figline, a’ dì XXVII di septembre MDXXIX.

Di V. S.

Servitori
Rosso de’ Buondelmonti et
Lionardo Ginori oratori.

Postscripta. — Questo illustrissimo Principe manda uno homo suo in Genova o vero allo Imperatore che viene con il prefato Francesco Marucelli et ne ha ricercho Sua Signoria illustrissima che li facciano havere dalle S. V. salvocondocto per passare innanzi et tornare indreto. Però piaccia alle S. V. fargliene tanto largo quanto sia possibile, et farli tutti quelli favori et benefitii che si può, che giovano assai etc.

XIII.